CINQUANTA SFUMATURE DI GRIGIO

(Regia: Sam Taylor-Johnson, 2015, con Jamie Dornan, Dakota Johnson)

CINQUANTA SFUMATURE DI GRIGIO

L’innocente verginella si concede e si innamora del miliardario bello e “dannato” che nasconde “cinquanta sfumature di perversione”. Riuscirà a redimerlo? Senza aver letto una pagina dei romanzi di E.L. James, e senza aver visto i due sequel già annunciati, siamo sicuri di sì. Praticamente Twilight (di cui i romanzi nascono come fan fiction) ma senza vampiri. Ma sempre, purtroppo, ad uso e consumo di platee che ormai sono sprovviste di qualsiasi immaginario (anche erotico). Sono stati tirati in ballo American Gigolo, 9 settimane e 1/2 (e Ultimo tango a Parigi), ma se quelle pellicole metaforizzavano (in maniera epocale) il vuoto dei sentimenti e della società eighties mascherandolo dietro la messa in scena patinata, lussuosa, e la decadente promessa del “proibito”, nell’era del world wide web in cui la provocazione è a portata di click, le modeste sculacciate di Christian Grey suonano ridicole quanto fasulle. D’altronde questo non è un film, ma un “prodotto” di merchandising davanti al cui successo la critica dovrebbe rimanere in silenzio, ammutolita e inerte. Non ci sono parole: una delle pellicole più ferocemente idiote mai messe in cantiere. (ap)

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