AUTOMATA

(Regia: Gabe Ibáñez, 2014, con Antonio Banderas, Robert Forster, Melanie Griffith)

AUTOMATA

Nel solito futuro prossimo, la solita apocalisse post atomica ha decimato la razza umana, che ora vive in decadenti metropoli ai confini del deserto, utilizzando sofisticatissimi robot come loro aiutanti. Ma qualcosa non va, e alcune di queste macchine iniziano a mostrare una sorta di auto coscienza, ribellandosi ai padroni. Tra Asimov (e il corrispettivo cinematografico Io, Robot di Proyas, richiamato nel design dei robot) e la fantascienza pauperista di Neil Blomkamp, uno sci-fi stracco, già visto, indeciso se tentare la carta dell’action o quella della riflessione “filosofica” sul labile confine tra uomo e macchina, e il diritto alla vita di ogni creatura. La sceneggiatura ha qualche ambizione in più rispetto ai prodotti medi hollywoodiani, ma si ingarbuglia in un plot macchinoso e complottista, i personaggi sono meno che interessanti (poco aiutati dal cast, a partire dalla ridicola comparsata di Melanie Griffith), e la confezione per quanto “curata” non è sufficiente per rendere appassionante un polpettone che anche i fan del genere faticheranno a digerire. (ap)

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