HUNGER GAMES: IL CANTO DELLA RIVOLTA – PARTE II

(Regia: Francis Lawrence, 2015, con Jennifer Lawrence, Josh Hutcherson, Liam Hemsworth, Woody Harrelson, Elizabeth Banks, Julianne Moore)

HUNGER GAMES: IL CANTO DELLA RIVOLTA – PARTE II

Seconda parte dell’atto finale della saga young adult popolarissima in tutto il mondo. Katniss (la ghiandaia imitatrice), il tormentato Peeta e gli altri ribelli preparano l’attacco decisivo al presidente-despota Snow, ma l’attacco a Capitol non sarà facile: la città è disseminata di trappole mortali, e tra le fila della ribellione c’è chi pensa solo al proprio tornaconto. Il romanzo di Suzanne Collins accusa più di altri la suddivisione in due parti distinte: se la prima mitigava l’assenza di avvenimenti rilevanti indugiando in una minuziosa analisi della psicologia dei personaggi e delle dinamiche politiche insite nelle strategie belliche, a scapito del ritmo e dell’azione, dalla seconda ci si aspettava un’avvincente e spettacolare resa dei conti. Così non è. Di rado la conclusione di una saga indirizzata principalmente agli adolescenti è stata, come questa, all’insegna dell’anti-epica, senza vincitori né vinti, cupa e piena di morti “collaterali” (fuori campo, ma lasciano il segno), senza nessun tono celebrativo o romantico nella visione della battaglia e della guerra. Eppure, quello che sulla carta appare un tentativo coraggioso e fuori dagli schemi, nei fatti si risolve nel solito serial tv di lusso, messo in scena senza una sola idea originale (gli ibridi-zombi dei sotterranei sembrano un auto-citazione di Io sono leggenda, dello stesso regista), senza il pathos o la tensione necessari ad affrontare i tanti temi delicati toccati nel corso dell’ingiustificatamente lungo minutaggio. E Jennifer Lawrence (protagonista assoluta che mette in secondo piano l’illustre e sprecato cast di contorno) dimostra una volta di più di non avere il carisma e l’intensità necessari per interpretare un’eroina piena di dubbi, costantemente manipolata dai media e incapace di divenire padrona del proprio destino. A conti fatti, la saga di Hunger Games, più nel male che nel bene, è esemplificatoria della confusione che impera nella Hollywood di oggi e del suo concetto di pop corn movie: attuale, finanche ambizioso, a suo modo politico, ma anche ossessivamente attento a non offendere il proprio target di riferimento, a non uscire un minimo dai ranghi, a non mostrare o dire nulla più del necessario. Un timido tentativo che, anche al meglio delle sue possibilità (in questo caso il secondo capitolo, quello più “compatto”), non è mai riuscito ad entusiasmare o farsi amare. (ap)

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