DIO ESISTE E VIVE A BRUXELLES

(Regia: Jaco Van Dormael, 2015, con Benoît Poelvoorde, Pili Groyne, Yolande Moreau, Catherine Deneuve)

DIO ESISTE E VIVE A BRUXELLES

La giovanissima Ea decide di scappare di casa perché quel gaglioffo e tiranno di suo padre, ossia Dio, gioca sadicamente con gli esseri umani dalla tastiera del suo computer. Su consiglio del fratello, che si è già mescolato con gli uomini, finendo in croce ma creando un culto, cerca i sei apostoli che mancano per raggiungere il numero di 18, come i componenti di una squadra di baseball, per far loro scrivere un nuovo Nuovo Testamento. Intanto rivela via sms a tutti gli uomini la data della loro morte. Il nuovo film dell’autore di Toto le héros avrebbe tutto per farsi detestare, a cominciare dai molti momenti giocati in forma di scaltro sentimentalismo (che ricorda un po’ quello de Il favoloso mondo di Amélie) e da trovate che invece di essere surreali sembrano rancide (la storia tra la Deneuve e il gorilla, citazione di Max mon amour di Oshima, è una di quelle). Lo spirito però si sforza di essere simpaticamente anarchico e il film diverte specialmente quando entra in scena lo scardinato Poelvoorde nei panni dell’Onnipotente (beh… non proprio); tanto più che a differenza del suo precedente Mr. Nobody, il regista belga si tiene alla larga dalle eccessive ambizioni (la stessa salvezza che viene dalla sensibilità femminile non è caratterizzata in senso femminista). Non per tutti i gusti, comunque. (dz)

voto_3