QUEL FANTASTICO PEGGIOR ANNO DELLA MIA VITA

(Regia: Alfonso Gomez-Rejon, 2015, con Thomas Mann, RJ Cyler, Olivia Cooke, Connie Britton)

QUEL FANTASTICO PEGGIOR ANNO DELLA MIA VITA

Il giovane e introverso Greg, che trascorre le giornate assieme all’amico Earl girando stralunati “remake” fai da te di classici del cinema, è costretto dalla madre ad uscire con la vicina Rachel a cui è appena stata diagnosticata la leucemia. Dall’iniziale ritrosia il rapporto tra i due sfocia in una grande amicizia che cambierà la vita ad entrambi. Arriva in sala da noi a tempo scaduto e con un titolo italiano assurdo quello che in patria si è trasformato in un vero e proprio “caso” cinematografico. Peccato che di tutti i – tanti, troppi – coming of age confezionati per il Sundance usciti negli ultimi anni questo sia in assoluto il peggiore e più detestabile. Una sorta di Colpa delle stelle diretto alla maniera di un Wes Anderson, con accenni allo stile di Miranda July e Michel Gondry (i filmini rifatti in casa sono scopiazzati dal ben più riuscito Be Kind Rewind), a cui non si crede nemmeno per un secondo. Una sorta di compendio dei peggiori vezzi del cinema indipendente americano, tra personaggi programmaticamente bizzarri (come il papà antropologo che ha chiamato il gatto Cat Stevens, sic!), cinefilia da quattro soldi e ricatti sentimentali e moralistici nei confronti del pubblico, non meno riprovevoli di quelli di prodotti mainstream. Certo, la confezione non fa una grinza (fotografia di Chung-hoon Chung, musiche originali di Brian Eno), ma poco importa. E’ il classico cult “a tavolino” che non avremmo rimpianto se fosse rimasto nel listino degli “inediti”. (ap)

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