HEART OF THE SEA – LE ORIGINI DI MOBY DICK

(Regia: Ron Howard, 2015, con Chris Hemsworth, Benjamin Walker, Cillian Murphy, Ben Whishaw, Tom Holland, Brendan Gleeson)

HEART OF THE SEA – LE ORIGINI DI MOBY DICK

Basato sul romanzo di Nathaniel Philbrick che vorrebbe svelare i reali eventi all’origine del classico letterario di Herman Melville. 1820: la Essex, una baleniera in cerca di fortuna, un comandante (Benjamin Walker) e il suo secondo (Chris Hemsworth) ai ferri corti, lo scontro con una mostruosa e gigantesca balena che causa il naufragio, il tentativo dei sopravvissuti di rimanere in vita in mezzo all’oceano, a migliaia di chilometri da casa. Narrato in flashback dall’ultimo superstite del disastro marittimo (Brendan Gleeson) interrogato da un giovane scrittore (Ben Whishaw), l’ultimo lavoro di Ron Howard vorrebbe avere molteplici sfumature e ambizioni. Racconto di formazione, parabola etica sull’incapacità dell’uomo di rapportarsi con la natura, l’arte (il libro-confessione a Melville) come forma di catarsi ed espiazione. Al contempo, il film azzarda diversi registri, che finiscono per amalgamarsi male tra di loro. Film d’avventura? Dramma? Creature feature aggiornato all’era digitale? Racconto di sopravvivenza con scampoli horror? Heart of the Sea soffre probabilmente di troppe riscritture o di rimaneggiamenti sul prodotto finito (la release iniziale è stata posticipata di mesi, dopo che le proiezioni di prova erano risultate “insoddisfacenti”) che lo rendono un film malriuscito, ma non per questo da disprezzare in toto. Se la prima parte fatica ad ingranare, con il naufragio degli uomini della Essex Howard ha il coraggio di virare su toni claustrofobici e pessimisti non scontati, e sul piano visivo, aiutato dal lavoro del direttore della fotografia Anthony Dod Mantle (abituale collaboratore di Lars Von Trier e di Danny Boyle) rischia immagini che sono allo stesso tempo di straordinaria spettacolarità e sperimentali. La “perfezione” classica di Rush è lontana, tuttavia in un epoca di blockbuster costruiti col pilota automatico questa bizzarria firmata dall’ex Richie Cunningham ci pare meriti un minimo di attenzione e rispetto. (ap)

voto_3