L’ULTIMA PAROLA – LA VERA STORIA DI DALTON TRUMBO

(Regia: Jay Roach, 2015, con Bryan Cranston, Michael Stuhlbarg, John Goodman, Louis C.K., Elle Fanning, Diane Lane, Helen Mirren)

L’ULTIMA PAROLA – LA VERA STORIA DI DALTON TRUMBO

Bryan Cranston è un attore formidabile. Benché al cinema sia ancora sottoutilizzato, è una delle poche “star” in grado di scomparire totalmente all’interno dei ruoli che interpreta. C’era bisogno di questa pellicola su una porzione di vita di uno dei più grandi sceneggiatori americani per scoprirlo? Probabilmente no, anche se la nomination all’Oscar (meritata) è arrivata puntuale. Per gli appassionati la figura di Dalton Trumbo non sarà un mistero. Per tutti gli altri la sua storia potrebbe risultare appassionante e sorprendente: dalla “caccia alle streghe” della commissione McCarthy, che lo costrinse al carcere per la sua appartenenza al partito comunista, agli Oscar vinti per i lavori firmati sotto pseudonimo, alla rivalsa finale ottenuta anche grazie all’amicizia di star come Kirk Douglas. Il problema semmai è che quello di Jay Roach (regista dei vari Austin Powers e di Ti presento i miei, non molto a suo agio nel registro drammatico) è un biopic che non va mai al di là dell’accademico e del benintenzionato, e che non riesce mai a restituire in maniera interessante la genialità e la versatilità di Trumbo. Il tutto si riduce, insomma, alla solita lotta per i propri diritti civili, di libertà e pensiero, senza mai andare in profondità più del necessario. Di certo le figurine di contorno al protagonista non aiutano e, ad eccezione del convincente Michael Stuhlbarg (nei panni di Edward G. Robinson), la caricatura è sempre dietro l’angolo. Utile solamente per scoprire (o riscoprire) grandi film come Solo sotto le stelle, Cavalieri selvaggi, E Johnny prese il fucile, Vacanze romane e tanti altri classici. (ap)

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