WHERE TO INVADE NEXT

(Regia: Michael Moore, 2015, con Michael Moore)

WHERE TO INVADE NEXT

Stavolta il terribile Michael Moore, alle prese con il suo nuovo “documentario”, decide di imbarcarsi in un lungo viaggio in giro per il mondo, per apprendere e “importare” nei suoi Usa allo sbando, le idee migliori che in altre nazioni permettono condizioni di vita superiori e maggiormente rispettose del benessere del cittadino. Si parte da temi più “leggeri”, come le settimane di ferie e i mesi di maternità concessi ai “focosi” italiani, al cibo servito nelle mense scolastiche francesi, e si approda ad argomenti più controversi e importanti come la de-penalizzazione del possesso di droga in Portogallo, il sistema carcerario norvegese, l’importanza data alle donne nella classe politica islandese e via dicendo. Ideali nobili per cui gli Usa hanno combattuto in passato e che ora sembrano aver dimenticato a favore della più colta Europa. D’accordo che l’erba del vicino pare sempre più verde e che l’intento di Moore era esaltare solo i pro e non i contro delle nazioni da lui benevolmente “invase”, ma qui pecca di semplicismo oltre ogni misura (e il segmento italiano, dove i dipendenti di due grossi stabilimenti industriali nostrani sono rappresentati come felici e soddisfatti perché hanno un’ora di pausa pranzo e le ferie pagate, è abbastanza imbarazzante), e il tutto si risolve in un film “a tesi”, lodevole nelle intenzioni ma fallimentare nello svolgimento. Abbandonato, forse per sempre, il sagace cinismo e la proverbiale ferocia delle prove precedenti, Michael Moore, alle prese con realtà sociali a lui sconosciute, si abbandona senza troppa fatica al placido sogno di un’utopia irrealizzabile. E annoia. Utile probabilmente solo ad una platea americana, irricevibile da noi. Forse anche per questo arriva in sala solo per tre giorni come evento speciale (a prezzo maggiorato). (ap)

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