AMERICAN ULTRA

(Regia: Nima Nourizadeh, 2015, con Jesse Eisenberg, Kristen Stewart, Walton Goggins, Topher Grace, Connie Britton, John Leguizamo)

AMERICAN ULTRA

Avevamo speranze su Nima Nourizadeh (dietro la goliardia di Project X c’è una ricerca visiva e una riflessione sui media tutt’altro che scontata). Stavamo tenendo d’occhio la crescita di Max Landis (figlio del celebre John) dopo il successo a sorpresa di Chronicle, variazione pessimista e realista sul tema del “supereroe”. Però dopo un film come American Ultra sorge più di un dubbio, e ci si convince che la riuscita di certe pellicole a volte sia fortuita, da attribuirsi alla serendipità del caso, più che al talento delle persone coinvolte nella loro realizzazione. Mike Howell, commesso di una cittadina di provincia, è il classico fattone senza ambizioni o futuro: sta insieme alla bella Phoebe, sbandata come lui, ma anche un po’ stufa della sbadataggine e della mancanza di prospettive del compagno. Le cose cambiano quando Mike scopre d’essere una cellula dormiente in un complesso sistema di killer governativi e che gli ex colleghi stanno cercando di fare la pelle a lui e alla fidanzata. E si trasforma in un’inarrestabile macchina per uccidere. L’idea del commesso sfigato alla Kevin Smith che diventa una sorta di indistruttibile Jason Bourne doveva sembrare esilarante sulla carta, ma nella realtà si traduce in un b-movie che ambirebbe a mescolare le inquietudini politiche di Va’ e uccidi ai cocktail post moderni-ironici anni ’80 (viene alla mente Tutto in una notte, proprio di papà John) e all’azione ipercinetica dei blockbuster odierni (Bourne, appunto). Il risultato però è rancido: uno scherzo tirato per le lunghe, saccente nella sua calcolata idiozia, e con un cast di buon nome totalmente spaesato, sia tra i protagonisti (in particolare Jesse Eisenberg) che tra i caratteristi (John Leguizamo, Walton Goggins, Bill Pullman…). L’unica idea spassosa, i titoli di coda animati come un fumetto pulp, arriva a tempo scaduto. Flop globale, da noi arriva come tappabuchi tra l’ombrellone e una partita degli Europei. (ap)

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