TOM À LA FERME

(Regia: Xavier Dolan, 2013, con Xavier Dolan, Pierre-Yves Cardinal, Lise Roy, Évelyne Brochu)

TOM À LA FERME

Appare come un oggetto strano questo Tom à la ferme all’interno della filmografia dell’enfant prodige Xavier Dolan. In questo suo quarto lungometraggio, presentato tre anni fa alla Mostra del Cinema di Venezia, c’è prima Tom (Dolan stesso) che rende visita alla famiglia del suo compagno recentemente scomparso, poi Tom che viene costretto dal fratello di quest’ultimo a una farsa per nasconderne l’omosessualità alla madre e infine Tom che prova repulsione e poi attrazione nei confronti di quella campagna del Québec asettica e tagliente. Fin dal titolo – come sempre accade con i film del regista, sintomatici di un’identità ben precisa, a questo si aggiunge un luogo – la ferme, la fattoria, così lontana dalla vivacità e dai colori di Montréal, diviene il freddo magma che rischia di investire lo straniero pronto a portare nel villaggio un’incontrovertibile quanto distruttiva verità , quella dell’identità, non solo di orientamento sessuale, di un figlio. Come Tom, Dolan si muove in territori inesplorati, che qui prendono la forma del thriller metafisico, ben lontano dalla verve pop che ne aveva contraddistinto le opere precedenti (e successive), alla ricerca di un’identità propria e dell’altro sempre in continua evoluzione, spinta sempre dalla necessità dell’elaborazione del lutto come accade fin dalla prima sequenza: una mano intenta a scrivere ossessivamente i sentimenti verso chi non c’è più. Tuttavia, anche se a Dolan tutto si può imputare tranne la mancanza di coraggio, le strade intraprese provocano qualche sbandata di troppo: il sadismo del fratello, poi mitigato dalla scena del tango, il ragazzo sfregiato come un Joker e ancora le facce senza volto sovraccaricano di simbolismo l’atmosfera già ostentatamente hitchcockiana, rischiando di far deragliare il film. Ma per gli amanti del regista, di certo da non perdere. (mc)

voto_3