LA VITA POSSIBILE

(Regia: Ivano De Matteo, 2016, con Margherita Buy, Valeria Golino, Bruno Todeschini, Andrea Pittorino, Caterina Shulha)

LA VITA POSSIBILE

Dopo l’ennesimo abuso da parte del marito, Anna (Margherita Buy) lascia Roma con il figlio adolescente Valerio (Andrea Pittorino) per andare ad abitare da una sua vecchia amica, Carla (Valeria Golino), attrice a Torino. L’ambizione della normalità e la non condanna definitiva della violenza di chi in qualche modo ama, almeno a suo dire, sono ben messi in scena da De Matteo attraverso dialoghi asciutti e pochi clamori nella prima parte. Peccato che questi pregi lascino spazio troppo presto a toni alti, scene madri con tanto di musica ingombrante – c’è anche un brano di Jovanotti – e dal taglio quasi televisivo (come nella sequenza in cui Valerio si allontana da casa dopo la scoperta di una lettera del padre), rendendo il film terribilmente sbilanciato. Il pilota automatico incanala tutto nella “giusta” direzione, con storie parallele frutto di troppi calcoli: l’ex calciatore ora ristoratore tormentato dalla colpa (Todeschini) che ritrova il sorriso e la prostituta slava Larissa, autrice della prima educazione sentimentale del piccolo Valerio (trattata però con la giusta dose di delicatezza nella cornice dell’opaca Torino) rischiano di togliere spazio al personaggio della Golino, messa a un certo punto un po’ da parte, che avrebbe potuto dire di più sul tema della solidarietà femminile. E così la sensazione è quella delle solite paturnie familiari (per quanto giustificate) che affievoliscono col tempo senza bisogno di decisioni, e tutt’altro che necessarie. (mc)

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