LA VERITÀ STA IN CIELO

(Regia: Roberto Faenza, 2016, con Riccardo Scamarcio, Maya Sansa, Greta Scarano, Valentina Lodovini)

LA VERITÀ STA IN CIELO

La mancanza di introspezione dei personaggi non è necessariamente sinonimo di scarsa qualità in un’opera di fiction, ma il (grosso) problema di un film come questo è che gli manca anche tutto il resto. Nel guazzabuglio di informazioni tutt’altro che di precisione entomologica buttate lì per lo spettatore, risaltano in peggio una regia da sceneggiato televisivo ai limiti della sciatteria (in almeno due occasioni si coglie il fuori sincrono tra audio e movimenti delle labbra) e le interpretazioni “finte” di quasi tutti gli attori principali (capeggiati da una Maya Sansa molto più preoccupata che la sua pronuncia inglese sia impeccabile che di altro). Ad alleggerire un po’ l’intreccio ci pensa giusto la performance di Greta Scarano, già ottima in Suburra, che prova a portare un po’ di umanità oltre che farci dono delle sue stupende grazie, ma al film non basta. Il caso Emanuela Orlandi (si parla di quello, ma non sembra) e la sua gestione da parte dello Stato italiano e del Vaticano dovrebbero essere l’emblema dell’assoluta corruzione umana, alla quale non è possibile trovare una causa né tantomeno un rimedio. Tuttavia, scoperchiare in maniera così ingenua un enorme vaso di Pandora tra Mafia Capitale, terrorismo e banda della Magliana non fa che confermare i soliti stereotipi, machiavellici e all’acqua di rose, tipici dell’Italia per chi la guarda dal di fuori. L’ambizione è quella di mettere in scena una verità inarrivabile, che sta in cielo, come spiega il titolo, purtroppo però l’unica verità è che Roberto Faenza, che pare aver abdicato ormai da anni al trono del cinema almeno discreto, non sa dove mettere le mani. (mc)

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