PIUMA

(Regia: Roan Johnson, 2016, con Luigi Fedele, Blu Yoshimi, Michela Cescon, Sergio Pierattini)

PIUMA

Una nuova vita in arrivo, due futuri genitori adolescenti (Luigi Fedele e Blu Yoshimi), padri più immaturi dei figli e un’adozione in vista (?) sono gli ingredienti piuttosto esili di Piuma, terzo lungometraggio di Roan Johnson. Presentato non senza polemiche all’ultima Mostra del Cinema di Venezia, non perché sia una commedia ma per l’eccessiva levità, il film ha dalla sua una regia non anonima e degli attori che è difficile disprezzare, ma per il resto appare troppo sbilanciato. Attraverso una struttura in capitoli che ricalca il percorso di una gravidanza, Johnson si giostra tra gag più o meno ficcanti, immancabili scontri generazionali e inserti onirici un po’ all’acqua di rose. Se alcuni personaggi sono riusciti, come il padre esasperato del giovane Ferro reso molto credibile dalla performance di Sergio Pierattini, altri lo sono molto meno (il padre traffichino di Cate e la fisioterapista hippie) e paiono messi lì per acchiappare un pubblico un po’ più di grana grossa. Alla fine, non si fa fatica a credere al “messaggio” di speranza di Piuma (urlato in faccia allo spettatore con la metafora delle paperelle disperse in mare): la sfortuna, o l’inettitudine, a volte si trasforma in fortuna, per dirlo con un noto brand sportivo in una pubblicità di qualche anno fa. Ma dopo un’ora e mezza piuttosto fiacche, si ha l’impressione che i 60 secondi di quello spot fossero sufficienti per dirlo (e meglio). (mc)

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