AMERICAN PASTORAL

(Regia: Ewan McGregor, 2016, con Ewan McGregor, Jennifer Connelly, Dakota Fanning, David Strathairn, Molly Parker, Valorie Curry)

AMERICAN PASTORAL

Portare al cinema i capolavori della narrativa è sempre arduo e stimola nel lettore-spettatore il confronto impossibile tra il libro e l’opera cinematografica: per un Christine e un Furore che rimangono fulgidi nella trasposizione filmica, sono legioni gli adattamenti malriusciti (e non vale fare spallucce dicendo che dietro ai suddetti ci sono grandi registi come Carpenter e Ford perché sarebbero da ricordare, per esempio, i problemi di Welles con Il Processo di Kafka e il disastro di Wajda con I Demoni di Dostoevskij). McGregor, all’opera prima da regista, eredita il progetto da Phillip Noyce che doveva inizialmente dirigerlo, ma non ha idea di come rendere incisiva sullo schermo la storia di Seymour Levov, lo “Svedese”, e della sua famiglia, uno dei vertici dell’opera di Philip Roth. Il suo film è la palese dimostrazione che non sono i (grandi) temi e le alte metafore ad aver valore in sé, quanto la qualità della scrittura, letteraria o cinematografica che sia. E invece di stare a dire cosa non va (molto, a partire dalla recitazione del protagonista) in American Pastoral, è meglio condensare in una frase sola quello che ne pensiamo: la vicenda narrata, con le inevitabili semplificazioni, è più o meno quella, ma è il tipico esempio di film al quale manca un aspetto determinante, lo stile. Che non è solo una questione di movimenti di macchina e di ricostruzioni d’epoca, ma soprattutto di punti di vista. Come ormai d’abitudine, nei ruoli di spalle ci sono volti noti al pubblico delle serie: Molly Parker da House of Cards e Valorie Curry da The Following. (dz)

voto_2