LA RAGAZZA DEL TRENO

(Regia: Tate Taylor, 2016, con Emily Blunt, Haley Bennett, Rebecca Ferguson, Justin Theroux)

LA RAGAZZA DEL TRENO

La storia di tre donne, Rachel, Megan e Anna (rispettivamente Blunt, Bennet e Ferguson) alle prese con fantasmi presenti e passati, alcolismo e relazioni extraconiugali. Non si tratta però di una commedia su quelle ex mogli un po’ incattivite che si ributtano nel vortice della vita sui trampoli della solidarietà femminile, bensì del torbido adattamento da cronaca nera del best seller omonimo scritto da Paula Hawkins. L’inizio voyeurista che cerca di riflettere sui temi della colpa e dell’alterità non è male e fa quasi pensare – in quanto a temi – al personaggio di Moretti in Bianca, grottesco e morale serial killer di coppie in procinto di lasciarsi: ma è solo un’illusione. I barcollii e le amnesie di una Blunt alcolizzata al ralenti, così come il finale truculento, più che suscitare empatia sfiorano più volte il ridicolo, e il fumoso intreccio arriva stancamente all’immancabile colpo di scena. Studiato e non troppo telefonato, certo, ma che riduce il tutto al solito marito fedifrago e manipolatore di un gentil sesso debole e sprovveduto (almeno fino a un certo punto). Non un prodotto che merita accanimento critico, ma cinema innocuo da best seller (il regista Tate Taylor pare essere specializzato, visto che il suo esordio era stato il fortunato The Help), la cui confezione professionale è tanto impersonale quanto sciatta, quasi come quella di un giallo da tv in chiaro. (mc)

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