KUBO E LA SPADA MAGICA

(Regia: Travis Knight, 2016, con personaggi animati)

KUBO E LA SPADA MAGICA

Antico Giappone: frutto dell’amore proibito tra il samurai umano Hanzo e la madre “strega” Sariatu, il piccolo Kubo vive con quest’ultima, malata e triste, ai confini della civiltà. Ma un giorno il ragazzo, dopo aver intrattenuto gli abitanti della cittadina vicina animando figure di carta, si attarda e rivela la sua posizione agli spiriti che gli danno la caccia. L’unica chance per sopravvivere è rappresentata da due bizzarri aiutanti, un’apprensiva e combattiva Scimmia parlante che ha preso vita da un amuleto che il ragazzo conservava in tasca, e lo spavaldo Scarabeo, samurai tramutato in insetto gigante da una maledizione. E per sconfiggere il Re Luna dovrà trovare gli elementi mancanti di una mistica armatura un tempo del padre. Il nuovo lungometraggio animato della Laika è anche il loro più ambizioso. Sia dal punto di vista dello sforzo produttivo (è composto da oltre 145 mila fotografie animate a “passo uno”, include il più grande pupazzo mai animato in stop motion ossia l’enorme demone scheletrico che attacca i protagonisti nella grotta, supera gli altri film della Laika per budget e minutaggio) che, soprattutto, sul piano narrativo e tematico. Mai visto un film per famiglie così cupo (con sequenze degne di un horror Hammer) e ricco di sottotesti adulti, dalla famiglia spezzata all’elaborazione del lutto ad una riflessione non banale sulla responsabilizzazione del potere “superiore”. Tutto ciò si traduce in uno spettacolo visivamente seducente e non privo di momenti di poesia (come la nave formata da foglie o il finale nella foresta), ma anche senza il pathos per conquistare le platee. In linea con il folklore giapponese e nonostante la produzione americana, gli avvenimenti non seguono una logica di causa e conseguenza, ma avvengono in base a stravolgimenti magici e rocamboleschi che lasciano di stucco, ma privano lo spettatore di un appiglio narrativo. Il risultato è un mix inusuale, ma non del tutto calibrato, tra lo spettacolo faraonico dei kolossal a stelle e strisce e la spiritualità new age della cultura orientale. Prestigioso il cast vocale della versione originale: Kubo-Art Parkinson (dal Trono di Spade), Scimmia-Charlize Theron, Scarabeo-Matthew McConaughey, le Sorelle-Rooney Mara, il Re Luna-Ralph Fiennes, Hosato-George Takei. Belle musiche di Dario Marianelli, su cui svetta una sorprendente versione dalle sonorità orientali di While My Guitar Gently Weeps dei Beatles interpretata sui titoli di coda da Regina Spektor. Di chitarre e corde (con tutto il loro corollario di significati) nel titolo nostrano, però, non v’è traccia, e s’è preferito optare per una più banale “spada magica”. Non che abbia aiutato il film al botteghino. (ap)

voto_3