THE ALCHEMIST COOKBOOK

(Regia: Joel Potrykus, 2016, con Ty Hickson, Amari Cheatom, Fiji)

THE ALCHEMIST COOKBOOK

Ritiratosi a vivere nel suo camper in mezzo ai boschi, l’afroamericano Sean armeggia tra misteriosi alambicchi, libri esoterici e pozioni di sua creazione alla ricerca della formula per tramutare la materia in oro. L’unico contatto con il mondo esterno è il fratello maggiore Cortez, che lo rifornisce di cibarie e medicine, la sola compagnia è invece quella del pigro gatto grigio Kaspar. Ma tra sacrifici di animali e bizzarri rituali, Sean finirà per risvegliare forze malvagie e dovrà pagarne le conseguenze. Il regista Joel Potrykus, fattosi le ossa nel cinema indie americano, l’ha definito un incrocio tra La casa di Sam Raimi e la sensibilità di Jim Jarmusch, e non gli si può dar torto. The Alchemist Cookbook è un UFO all’interno del panorama “di genere” del cinema Usa, non assomiglia davvero a nient’altro. I continui scarti di tono tra commedia dalle atmosfere lunari e horror (con alcuni momenti genuinamente inquietanti come la cattura dell’opossum) sono spiazzanti, così come il finale aperto a mille interpretazioni, che si chiude su un freeze-frame spaventoso e geniale. E’ un oggetto per pochi, senza dubbio, ma riesce ad evitare la pretenziosità così come la facile scappatoia del nonsense, e affrontato con il giusto spirito rischia pure di divertire parecchio. Alcuni potrebbero interpretarlo come una lezioncina morale sui rischi dell’avidità e dell’adorazione della ricchezza, ma francamente questi suonano solo come uno specchietto per le allodole di quello che nasce soprattutto come gustoso divertissment. Bravo il duo di interpreti ed eclettica la colonna sonora che mescola punk, rap e jazz. (ap)

voto_3