IL MIO GODARD

(Regia: Michel Hazanavicius, 2017, con Louis Garrel, Stacy Martin, Bérénice Bejo, Grégory Gadebois, Micha Lescot, Guido Caprino)

IL MIO GODARD

Michel Hazanavicius ha vinto quello che ha vinto (Oscar&Palme) con The Artist e una parte dei critici dà la sensazione di fargli scontare lo spropositato successo di pubblico del film del 2011. Figuriamoci, andare a toccare il divo Godard; e avere il coraggio di tradirlo, pure: sopravvalutazione delle proprie forze e narcisismo a braccetto, gioco a rimpiattino col cinema di quegli anni e semplicismo della rappresentazione a fini grotteschi e parodistici. Ma il filo rosso del film dovrebbe mettere in allerta e ricondurre sulla via maestra. Il mio Godard è tratto da Un anno cruciale di Anne Wiazemsky, e pare abbracciare più il punto di vista di una moglie innamorata e preoccupata che quello di una musa distaccata e algida. Il Godard comico immaginato dal regista si infrange sulla futile reiterazione della trovata degli occhiali (che al terzo giro stona) o nelle farsesche baruffe politiche con Bertolucci, per non parlare degli sproloqui antiborghesi e pseudomaoisti: ma mentre il film del regista prosegue giulivo e imperterrito e con la più ovvia delle salmerie al traino (cartelli, giochi col linguaggio, didascalie, buffonerie, vezzi e tic del cinema godardiano vengono parodiati senza risparmio), con il suo passo più attutito si fa udire l’impronta intim(istic)a portata dalla consorte del capriccioso genio del cinema. Tra il tentativo di suicidio a margine del set di Il seme dell’uomo di Ferreri e la voce fuori campo di Anne (a cui Stacy Martin dona spesso il corpo nudo, ma non la dovuta plausibilità), tra i paradossi di un cinema e di un cineasta paradossali per definizione, gratta gratta riluce qualcosa. Non è merito di Hazanavicius verrebbe da dire, ma tra i detriti un grammo di sentimento e di dolore riescono a farsi strada. (dz)

voto_3