WIND RIVER

(Regia: Taylor Sheridan, 2017, con Jeremy Renner, Elizabeth Olsen, Jon Bernthal, Kelsey Chow, Gil Birmingham)

WIND RIVER

In una gelida e inospitale riserva indiana del Wyoming viene ritrovato il cadavere di una giovane nativa americana. Cory Lambert, la guardia forestale che ha scoperto il corpo, e Jane Banner, giovane e inesperta agente dell’FBI, si ritrovano a collaborare al caso. Dopo essere stato premiato per la miglior regia all’ultimo festival di Cannes nella sezione Un Certain Regard, Wind River approda alla Festa Mobile del Torino Film Festival. Il secondo lungometraggio diretto da Taylor Sheridan, attore americano nonché sceneggiatore di Sicario e Soldado (il sequel del film di Villeneuve diretto da Stefano Sollima in uscita nel 2018), passa al TFF in concomitanza con l’uscita nelle nostre sale di Detroit di Kathryn Bigelow, incentrato sulle rivolte afroamericane del 1967 represse in un bagno di sangue dalla polizia di Detroit. L’America continua a NON essere un paese per neri, né tantomeno per nativi americani, confinati in riserve povere e desolate dopo essere stati quasi sterminati dai bianchi. Wind River ha dalla sua un’ambientazione insolita e suggestiva, una storia dolente e dolorosa ben servita e sorretta da uno script – firmato in prima persona dal regista – asciutto e efficace e un protagonista, Jeremy Renner, in stato di grazia e che spesso ruba la scena al resto del cast, comunque ottimo. Sheridan dimostra di cavarsela discretamente anche dietro la mdp e ha il merito di porre l’attenzione su questioni tuttora scomode e ingombranti per la società americana, incapace di fare i conti con la propria natura e le proprie radici, intrise di sangue, sopraffazione e violenza. (bs)

voto_4