SUBURBICON

(Regia: George Clooney, 2017, con Matt Damon, Julianne Moore, Oscar Isaac, Noah Jupe, Glenn Fleshler, Gary Basaraba)

SUBURBICON

L’antitrumpismo avrà pure basi solide (difficile mettersi a dubitarne), ma se lo si applica a certo cinema “democratico” recente rischia di sembrare di carta velina. Il caso di Suburbicon è emblematico se si considera che alle potenzialità e alla giustezza “contemporanea” dello script dei fratelli Coen, peraltro risalente agli anni Ottanta, Clooney (alla sesta regia) e il produttore e sodale Grant Heslov danno la sensazione di credere senza eccezioni né riserve, al punto che la sequenza finale sfodera tanto di messaggio ottimistico e ben intenzionato. Il compito viene eseguito a puntino e con scolastica applicazione, per carità: ci sono i toni briosi come le situazioni paradossali (i sermoni del padre al figlio, per esempio), ma anche i pezzi di bravura del mellifluo assicuratore di Oscar Isaac; ci sono i personaggi tirati al limite e gli inserti didattici (come quello nel supermercato, tanto diretto da suonare elementare); e ci sono soprattutto, si capisce, le atmosfere sinistre e omicide che covano dietro le rispettabili villette tutte uguali delle gaie cittadine di provincia. Ma davvero? Un cinema così, più che far pensare, si mostra impettito e a malapena buono per gli adepti, aggrappato a una professionalità e ad un canone a cui ormai sfugge la comprensione del contesto, finendo per apparire più vecchio, triste e paludato che mai. (dz)

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