NAPOLI VELATA

(Regia: Ferzan Özpetek, 2017, con Giovanna Mezzogiorno, Alessandro Borghi, Anna Bonaiuto, Peppe Barra, Luisa Ranieri, Maria Pia Calzone, Lina Sastri, Isabella Ferrari)

NAPOLI VELATA

“Chesta è una storia antica, anzi eterna”. È una delle prime frasi di Napoli Velata, a pronunciarla è Peppe Barra (molto bravo, ma tutto il cast funziona) nel ruolo di narratore-anfitrione della rappresentazione teatrale del “parto del femminiello”: il carattere sognante del film muove da qui, assecondato dal movimento continuo ed avvolgente della cinepresa sugli attori, affascinante ed ipnotico. La Napoli in cui è ambientata la storia d’amore (e mistero) del medico legale Adriana (Giovanna Mezzogiorno) e del misterioso Andrea (Alessandro Borghi) rifugge dalle facili banalità e conferma la sensibilità del regista alle fascinazioni dell’architettura e della città come spazio drammaturgico. Quello che non funziona è, purtroppo, proprio la sceneggiatura, la struttura intima del racconto: come purtroppo gli accade sempre più spesso, Özpetek pare più interessato a mettere sul tavolo suggestioni e provocazioni, ma poi non “chiude”, o meglio non sa decidere se raccontare con le modalità del thriller (facile il riferimento, sin dai titoli, a Hitchcock) o con quelle del mystery. Viene da pensare al Segno del Comando, lo sceneggiato cult di Daniele D’Anza, dove Roma, come stavolta Napoli, si presenta come luogo misterioso, affascinante e “pericoloso”; con la differenza che là, complice anche il maggior tempo a disposizione, lo spettatore era tratto in un lento gioco di seduzioni incrociate tra la città e i diversi personaggi. Anche Napoli Velata inizia con un gioco di seduzione tra Andrea e Adriana, ma il gioco nemmeno parte e siamo derubati dei “preliminari” (anche letteralmente: la ormai famosa scena di sesso fra Adriana e Andrea è un climax deprivato di un’attesa necessaria). (lp)

voto_3