CHE FARE QUANDO IL MONDO È IN FIAMME?

(Regia: Roberto Minervini, 2018, documentario)

CHE FARE QUANDO IL MONDO È IN FIAMME?

USA, 2017: Judy è una donna afroamericana con un passato difficile che tenta di rifarsi una vita gestendo un bar a New Orleans. L’adolescente Ronaldo e il fratellino Titus cercano di seguire le regole di vita impartite loro dalla madre mentre il padre è in carcere. Nel Mississippi le New Black Panthers cercano giustizia per l’omicidio di due ragazzi di colore, lottando per l’uguaglianza dei diritti. Presentato in anteprima mondiale in Concorso alla 75° Mostra del Cinema di Venezia nel 2018, Che fare quando il mondo è in fiamme? è l’ultimo film scritto e diretto da Roberto Minervini dopo gli apprezzati The Passage, Low Tide, Stop the Pounding Heart e Louisiana. Poco visto nelle sale italiane, il film è approdato sulla piattaforma on demand miocinema ed è ora disponibile su Rai Play, dopo il passaggio televisivo su Fuori Orario. Con Che fare quando il mondo è in fiamme? il regista italiano conferma la precisa idea di cinema che tanto aveva stupito e diviso gli appassionati nei film precedenti. Ancora un’opera iper-realista, tecnicamente di fiction ma dal meticoloso approccio documentaristico. Minervini mescola nuovamente vero e falso nel racconto e lavora abilmente tra verità cinematografica e distorsione della realtà, alimentando il paradosso narrativo tra ciò che c’è e ciò che il cinema può creare. Sceglie un’estetica incentrata sul bianco e nero, asettica ma anche graffiante, per una riflessione sul razzismo e sulla condizione dei neri dell’America contemporanea. Cronologicamente il film è del 2018, ma è quanto mai attuale dopo l’omicidio di Minneapolis di George Floyd che ha scosso gli Stati Uniti e il resto del mondo, causando un’ondata di proteste e manifestazioni in tutti gli USA. Il film scoperchia in modo diretto le contraddizioni americane nelle questioni razziali, dipingendo un paese (il più potente del mondo, come si ricorda nel film) ancora preda di pregiudizi sociali e prigioniero di radici storiche e culturali che ancora fanno danno. Attraverso tre storie parallele, filtrate catturando frammenti di vita, Minervini sta addosso ai personaggi e riapre le ferite che l’America vorrebbe nascondere sotto il tappeto non temendo di mostrare la comunità afroamericana in perenne guerra per la sopravvivenza. Forse non ci sono la complessità e lo straniamento totale di un lavoro come Stop the Pounding Heart, ma il film è meno stereotipato di Louisiana e sicuramente più limpido nel racconto e si avvale di uno sguardo politico chiaro: essere neri nell’America del presente è pericoloso (i bianchi non hanno bisogno di dire “Potere Bianco”): in un dialogo simbolico si dice chiaramente che “Siamo stati liberati ma siamo ancora schiavi”. (rt)

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