STO PENSANDO DI FINIRLA QUI

(Regia: Charlie Kaufman, 2020, con Jesse Plemons, Jessie Buckley, Toni Collette, David Thewlis)

STO PENSANDO DI FINIRLA QUI

Sto pensando di finirla qui, tratto dall’omonimo romanzo di Iain Reid, è essenzialmente una commedia. Il terzo film da regista di Charlie Kaufman si fa beffe sia della corrente americana indie del mumblecore sia degli sproloqui anticinematografici della serialità televisiva, e non è un caso sia uscito su Netflix. Dopo aver trattato del tema della perdita dell’ispirazione da parte dell’artista, rileggendo 8 1/2 in Synecdoche, New York, e delle turbe sessuali che portano la solitudine e l’età elevando il cartone animato a film per adulti in Anomalisa, nel suo ultimo film Kaufman gioca quasi a fare il De Oliveira postmoderno. La parola è centrale per buona parte dell’opera rispetto all’immagine, non fa procedere la narrazione, viceversa tutto si arresta e non si va a parare da nessuna parte. E’ una commedia per come ridicolizza la cultura di questi due trentenni laureati, che sciorinano riferimenti alti e bassi credendosi al di sopra di tutto, ma sono incapaci di gestire qualsiasi cosa. Si cita di tutto: Guy Debord, D.F. Wallace, Ann Kavan, Wordsworth e svariati musical americani. E, nel mezzo, anche la stroncatura di Pauline Kael di Una moglie di Cassavetes. La finzione del set è sempre svelata, a dimostrare la labilità di un racconto che altro non è che una serie di rappresentazioni di pensieri provenienti dalla mente di chissà chi. Sto cercando di finirla qui è una visione che richiede un certo distacco, una pazienza poi ripagata con l’ironia. Ma è anche una sfida alle narrazioni quadratissime delle serie tv: ci guida in un territorio fatto di strade innevate, famiglie grottesche e patetica vecchiaia, dove forse il più felice è il bidello/guardiano che nel tempo libero guarda Robert Zemeckis. (dv)

voto_4