CORPUS CHRISTI

(Regia: Jan Komasa, 2019, con Bartosz Bielenia, Aleksandra Konieczna, Eliza Rycembel, Leszek Lichota)

CORPUS CHRISTI

Dopo che su Netflix a fine luglio è uscito il suo ultimo film (The Hater), di Jan Komasa la Wanted ha cercato di distribuire in sala il precedente Corpus Christi (passato al Festival di Venezia). L’attuale situazione ha fatto sì che il film resti ancora inedito in Italia dato l’esiguo numero di sale che l’hanno potuto proiettare. Speriamo in una visibilità più ampia: pur non dicendo nulla di totalmente nuovo, il film è di quelli che vanno visti. Perché parte da un fatto realmente accaduto in Polonia, per imbastire un racconto filosofico circolare sulla labilità dei dogmi cattolici, problematizzandoli all’interno di una piccola comunità che ha perso l’unico legame che aveva col suo futuro (dopo la morte di otto giovani). A differenza di quanto può sembrare, la narrazione non ha momenti di calo (e c’è subito chi ha parlato di genere) e le inquadrature fisse servono per dare il giusto risalto al paesaggio, anonimo e diffidente del nuovo come tutte le periferie del mondo. I momenti emozionanti non mancano (la confessione sulle sigarette, lo sguardo del protagonista nell’ultima sequenza) così come non viene meno la riflessione. Da non credenti è facile parteggiare per il protagonista: sarebbe quindi più interessante sapere quanta potenza ha questo personaggio ambiguo per un cattolico (si è espresso il CCC in merito?). Anche perché in Italia il massimo che sappiamo trarre da questioni (vagamente) analoghe sono film vomitevoli come Io C’è e Se Dio vuole. Invece Corpus Christi, pur non essendo Diario di un curato di campagna (o un suo plagio come First Reformed), delinea perfettamente i tempi che corrono, mostrando che l’Inferno ancora una volta siamo Noi. (dv)

voto_4