FIRST COW

(Regia: Kelly Reichardt, 2019, con John Magaro, Orion Lee, Toby Jones, René Auberjonois, Ewen Bremner)

FIRST COW

Nel prezioso racconto Il Pagano, Jack London narra la lunga storia di amicizia tra uno yankee in cerca di fortuna nella Polinesia francese e un indigeno ambizioso e sprezzante del pericolo. Al netto dell’ambientazione esotica, la vicenda presenta non pochi parallelismi con il nuovo film di Kelly Reichardt, First Cow. Il primigenio sogno americano in questo caso non si nutre delle conchiglie e delle ostriche di Bora Bora, ma del latte di mucca, la sola presente in miglia e miglia di lande nell’Oregon della metà dell’Ottocento. Nella terra vergine dei cacciatori di pelli nasce la forte complicità tra il cuoco Cookie e un avventuriero cinese, che trovano nella cash cow precapitalista lo strumento più efficace per arricchirsi velocemente e aprire un hotel a San Francisco. La vicenda, basata sul libro The Half-Life di Jonathan Raymond, è certamente affascinante e originale, complice una ricostruzione sapiente degli abiti, degli usi e dei modi di fare degli indigeni e dei cacciatori. A lasciare però indifferenti è una regia elementare e spoglia di qualsiasi velleità stilistica, che lascia la materia prima della narrazione in balia del monotono susseguirsi di piani medi a inquadratura fissa. La prova di Reichardt dietro la macchina da presa non soddisfa pienamente, così come il ritmo narrativo e l’interpretazione di alcuni comprimari. In tal senso, il cast non risulta nemmeno particolarmente variegato rispetto alla portata tipicamente corale del racconto americano di frontiera e lascia l’impressione che il contesto storico-geografico potesse essere sfruttato con maggiore efficacia. Sulle debolezze strutturali dell’opera, si impone trionfale la figura della prima mucca, Venere sempre gravida che si fa metro e misura delle ambizioni dei protagonisti.Come i bovini cechoviani riflettono mestamente sul senso dell’infinito, così la First Cow di Kelly Reichardt pare farsi complice riguardosa dei protagonisti, madre apprensiva e amante discreta. Il latte così generosamente elargito per produrre frittelle dolci da vendere al mercato nutre le speranze di riscatto dei due soci, che accolgono in solido il loro destino quando giunge il momento di pagare il conto. (af)

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