AMERICA LATINA

(Regia: Damiano e Fabio D'Innocenzo, 2021, con Elio Germano, Astrid Casali, Sara Ciocca, Maurizio Lastrico)

AMERICA LATINA

In La terra dell’abbastanza i primi piani erano funzionali a sottolineare l’isolamento dei due protagonisti rispetto al mondo che li circondava, spesso uno sfondo perennemente fuori fuoco; in Favolacce, la voce over di Max Tortora sigillava una storia apparentemente acronica ambientata durante un’estate a Spinaceto. Questi elementi ritornano nel terzo lungometraggio dei D’Innocenzo, tutto centrato sull’isolamento psicologico del protagonista Massimo Sisti (un eccellente Elio Germano): solo alla fine (evitiamo gli spoiler) gli avvenimenti acquisteranno un senso tramite l’audio off di un telegiornale. Il tratto ricorrente sembra quello di scavare in contesti periferici per far venire a galla il marcio non solo geograficamente, con l’accentuazione prodotta da scelte musicali encomiabili (Egisto Macchi in Favolacce, qui i Verdena usati con parsimonia). Il punto è che se i precedenti film erano ancorati a un contesto ben preciso e i personaggi si offrivano come chiave di lettura di un mondo in cui generazioni distanti sopravvivevano nell’impossibilità del dialogo, generando un malessere che sfociava in soluzioni drastiche, America Latina continua questo discorso solo in superficie. Svelando solo alla fine che siamo in provincia di Latina, e potendo essere quindi il film ambientato praticamente in qualsiasi periferia del mondo, i D’Innocenzo passano dallo sguardo su un contesto sociale a un thriller coi ritmi del dramma che vorrebbe diventare trattato su una condizione esistenziale, a partire da un titolo criptico il senso del quale rimane inesplorato. La crescita delle ambizioni è notevole, se ci si sofferma sull’aspetto visivo: si parte con composizioni che richiamano David Hockney finendo con panoramiche circolari a 180° dal basso verso l’alto, con cromatismi in rosso che testimoniano l’influenza del recente Climax di Gaspar Noè, fino all’inutile sfoggio di piani-sequenza, quando non c’è un dialogo o uno scontro dettato dal campo/controcampo. La tecnica c’è, è indubbio, ma la parsimonia latita per non parlare di economia di stile, soprattutto nei confronti di una sostanza piuttosto debole e involuta. (dv)

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