Sign In

Lost Password

Sign In

BATMAN – IL RITORNO

BATMAN – IL RITORNO

batmanreturns3

Anche i mostri festeggiano il Natale.

Si è spesso parlato di Tim Burton e della sua dimensione narrativo-visiva, quasi ai limiti del feticismo, sempre in maniera gotica e iconica, di un mondo eccentrico e spettrale. Ma che ruolo ha il Natale in essa? Festività per eccellenza percepita come avvento, come rinascita ma anche come vuota costrizione espressione di una gioia orpellata. In almeno tre film del regista (che poi in realtà sono due, visto che uno è ufficialmente diretto da Henry Selick, ma porta le stigmate di Burton come produttore e addirittura nel titolo originale, Tim Burton’s Nightmare Before Christmas) il ricordo della nascita di Cristo è più di una contingenza. In Edward mani di Forbice, la sera della vigilia, gli eletti che si staccavano dall’agghiacciante realtà pastello di sempre assaporavano un pizzico di felicità danzando sotto la neve simulata (e come potrebbe essere diversamente nell’assolata California?) di una statua di ghiaccio. Nel film diretto da Selick il Natale era invece riappropriazione di gioia, la più prossima possibile alla vera essenza della festività, e quella di chi è costretto a festeggiarne una sola per tutta la vita, Halloween.
In questo secondo film sull’uomo pipistrello, Il Natale è un secondo avvento, un ritorno (lo dice anche il titolo) dopo un primo, notevole, film di settaggio. Gli auguri di Natale tra due estranei aprono il film, mentre quelli che si scambiano Bruce Wayne e il fido Alfred in macchina lo chiudono. In mezzo, la sfida del diverso, spesso etichettato come mostro, di riuscire a far parte di una società che è più raccapricciante di quanto sia lui stesso. Il Pinguino assurge al ruolo di protagonista (un po’ come il Joker nella nuova saga targata Nolan) in forma di prodotto di una società a cui non basta un divano sotto il quale ricacciare la polvere delle sue malefatte e che è ben riassunta dai genitori che abbandonano il figlio deforme nato la notte di un Natale fiabesco ma ora esplicitato nella sua dimensione più consumistica fatta di luci accecanti e modelle abbigliate in lustrini. E anche il personaggio di Catwoman, oltre a farci ammirare le grazie di un’ottima Michelle Pfeiffer, che riscatta la sua prima e sbiadita immagine di zitella gattara, è tutt’altro che accessorio. Testimonia ancora quella rinascita dalle ceneri di una vita grama e fasulla, benedetta nel sangue e nella neve, circondata da una miriade di gatti rigorosamente dark, a suggellare una delle migliori sequenze del film.
Entrambi i villain, vogliono restituire a Gotham l’immagine della sua vera essenza, portandole in dote un po’ di sana e oscura anarchia. Nessuno è esente da colpe, neanche le vittime, come sottolinea Catwoman nella sua prima sortita in città salvando una ragazza da un maniaco. Sono tutti lì in attesa di un salvatore, restii a prendersi le proprie responsabilità. Per il Pinguino il mondo di superficie è un Eden, preclusogli troppo presto e ingiustamente, al quale ritornare. Questa non è l’unica immagine biblica del film, Burton ne impiega in abbondanza: la culla gettata nel ruscello come quella di Mosè, il salvatore che restituisce al sindaco il suo “bambinello”, la decisione di rapire e uccidere tutti i primogeniti della città. Tutte insieme non fanno che consolidare una visione del Natale come giustizia contro l’ipocrisia.
Semmai una certa ingessatura la si avverte nel personaggio che dovrebbe essere il protagonista. Qui Keaton manca forse di un’ironia che lo contraddistingueva in altri ruoli, così come nel primo episodio, e ancora non si capisce perché il solo fatto di indossare un costume alteri la sua voce, rendendola inevitabilmente legnosa. Lo stesso effetto che va a riverberarsi su una sceneggiatura arrancante, specie nella parte centrale, e che rischia lo schematismo (i piani del supercattivo Shreck, il buon Christopher Walken, banalmente scoperti dalla segretaria e Batman che meccanicamente cerca di fermare la controparte senza porsi troppe domande e sprecandosi nell’uso di gingilli vari), presto cancellato però da quello che Burton sa mettere in scena.
L’inventiva è strabiliante, dalla ricercatezza delle inquadrature (il piano sequenza sullo zoo ricoperto di neve, rifugio del Pinguino, è a dir poco suggestivo) alla costruzione di un immaginario che è rodato, ma non per questo stancante. Anche l’insistente colonna sonora di Danny Elfman che si incolla alle immagini fumose e scure della città, così come veste perfettamente i colori pastello degli interni rende il film profondamente iconico di un mondo dark, cupo e pessimista e non certo per teenager, che rimette in discussione la lotta tra il Bene e il Male. Il secondo è forse il più interessante, mente il primo è una risposta ad esso, a volte banale e solo in grado di metterlo alla berlina, invece di estirparlo. Batman smaschera il suo avversario con la manipolazione dell’opinione pubblica in conferenza stampa, servendosi di quella retorica che si ascolta anche nel linguaggio forbito di alcuni dialoghi e in grado di costruire una patina rispettabile sopra il marciume sociale. Un po’ come succede con la bontà imposta dal periodo natalizio (Shreck evita le domande scomode della stampa ricorrendo alla scusa della festività: non è bene parlare di certe cose quando si dovrebbe pensare ad altro). Questo fino al finale, di grande forza visiva.
L’istinto e la necessità di scoprire la propria natura non possono più attendere. A sancirlo è il Pinguino, ancora una volta mostruosamente efficace nell’interpretazione di Danny DeVito, qui in uno dei ruoli della vita, quasi fosse un Elephant Man al contrario: “Non sono un essere umano, sono un animale”. A gettare la maschera (letteralmente) non è solo lui, ma tutti gli altri personaggi coinvolti, da Catwoman a Batman. Perché è inevitabile non sottrarsi alla lotta tra il bene e il male. Che la società di cui si faccia parte sia giusta o ingiusta, è doveroso farlo, anche se si è degli uomini- bestia più che umani, o forse molto più umani di tanti altri.
Come ogni Natale che si rispetti, ancor più se archetipico e gotico-fiabesco, sulla Gotham City dell’ordine ristabilito la neve cade, ora soffice ora impetuosa. Non è in grado di spazzare via con la sua purezza le scorie di un mondo marcescente, ma forse solamente di (semi)nasconderle sotto la sua coltre. Essa cade su tutti: per lo più esseri mostruosi, vivi o morti, buoni o cattivi che siano, ma pur sempre dei mostri.

voto_4

Matteo Catalani
Il cinema l’ha sempre accompagnato (ricorda ancora i pomeriggi passati davanti ai DVD dello zio in compagnia di Terrence Malick e Michael Mann, per poi scoprire come tenere la penna in mano grazie a Glengarry Glen Ross e ai film di Wilder) dirottandolo verso un’(in)felice carriera umanistica a discapito di un futuro scientifico già per lui preconfezionato. Ama lo storytelling in tutte le sue forme, che cerca di far sue con abnorme fatica. In attesa di svegliarsi un giorno avendo già nel cassetto un esordio alla Zadie Smith, o di venir selezionato come point guard titolare dai Portland Trail Blazers, trascorre i suoi indolenti pomeriggi guardando film e tentando di mettere ordine nei suoi pensieri (e nella sua vita). Con “Il Bel Cinema” è alla sua prima esperienza in un sito specializzato.