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IL CORRIERE – THE MULE

IL CORRIERE – THE MULE

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Earl Stone (Clint Eastwood) è un anziano orticoltore che ha sempre dato priorità al lavoro, trascurando gli affetti familiari e restando in buoni rapporti solo con la giovane nipote. Quando la piccola bottega di Earl chiude e l’uomo perde la casa per sfratto, Earl entra in contatto con un potente cartello della droga messicano, che lo incarica di fare da corriere tra uno stato all’altro degli Stati Uniti per consegnare grossi quantitativi di droga. Mentre comincia a far soldi come corriere per il cartello e tenta di ricucire il rapporto con la famiglia, un agente della DEA (Bradley Cooper) si mette sulle sue tracce.

Ispirato dalla storia vera di Leo Sharp, un veterano della Seconda Guerra Mondiale che negli anni ’80 divenne uno spacciatore e corriere per la droga per il Cartello di Sinaloa e basato sull’articolo The Sinaloa’s 90 year-Old Drug Mule” del giornalista Sam Dolnick, Il corriere – The Mule è il nuovo film diretto da Clint Eastwood, che torna dietro la macchina da presa a distanza di poco meno di un anno da 15:17 – Attacco al treno. Scritto da Nick Schenk (Gran Torino, The Judge), il film vede il ritorno di Clint Eastwood come attore 7 anni dopo Di nuovo in gioco e 11 anni dopo Gran Torino come attore principale/regista.

Dopo un film quasi spiazzante e anarchico per il suo stile come 15:17 – Attacco al treno, per il suo trentasettesimo film da regista Eastwood torna su binari più comuni e più nelle corde del mitico e iconico attore. Perché The Mule sembra, vuole essere e probabilmente è ulteriore manifesto del nuovo cinema americano classico, che dietro il superficiale “vecchiume” offre invece una visione che è volutamente fuori (dal) tempo. The Mule è ambientato ai giorni nostri, ma pare sempre sospeso da un’altra parte sia temporalmente (ci sono elementi del presente e il fatto che Earl Stone disprezzi Internet e i cellulari non è solo un fatto d’ironia spicciola) ma anche spazialmente, avendo come riferimento solo l’immensità geografica degli Stati Uniti.

La questione principale però è l’affermarsi – forse – di un nuovo genere che punta tutto su due elementi cardine: una grande e semplice sintesi narrativa e una regia al solito di precisione formale quasi lieve, dove si può avvertire il peso di scelte registiche che sono andate a lavorare poi volutamente di sottrazione. Non ci sono vezzi stilistici, non ci sono voli estetici in The Mule e lo sviluppo della scrittura è talmente pulito e “facile” che potrebbe far storcere il naso ai ricercatori della complessità. Ma un film come questo ricorda gli ultimi Spielberg o gli ultimi Allen, grandi maestri del cinema americano e mondiale che non hanno più nulla da dire e da mostrare se non se stessi, ma nel senso più semplificato possibile.

The Mule non è altro che il B-Side di Gran Torino, altra storia di un uomo al tramonto della sua esistenza, ma che deve ancora dimostrare qualcosa (non è casuale che su una targa leggiamo “Korean Veteran” come era Walt Kowalski). C’è l’immaginario della frontiera tutta Usa ma non è un western, anche se alcuni luoghi sembrano usciti dalle pagine di qualche McCarthy; e c’è il genere puro, incentrato su un solidissimo dramma poliziesco che però de-spettacolarizza la caccia all’uomo.

The Mule è un film triste ma racconta l’estremo riscatto di un uomo comune, un unsung hero che ritrova un senso al suo esistere, non importa se fuori dai confini della legalità. E non è tanto per la risoluzione e la riconquista dell’intimità, infatti la sottotrama familiare è un fallimento nel suo risultare irrisolta, ma per la resa dei conti totalmente egoista e personale, malinconica e cinica (la quasi calma sequenza con la polizia ha il sapore della resa accessoria). Quasi in contrasto con l’interpretazione di “annullamento” per l’altro che offre Clint Eastwood, che non recita sopra le righe ma, come spesso in carriera, piazza se stesso al centro dello schermo e si fa (e ci fa) bastare una presenza rocciosa e al solito imperturbabile, che esprime tantissimo.

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Riccardo Tanco
Riccardo Tanco, classe 1993, Nasce a Bollate e vive a Novate Milanese. Diplomato al liceo linguistico nel 2012 comincia ad appassionarsi seriamente al cinema dopo una mistica visione di Pulp Fiction anche se consapevole che il cinema non è iniziato nel 1994. Ora da autodidatta e aspirante cinefilo cerca di scoprire i grandi autori del passato e i registi contemporanei sforzandosi di scriverne in maniera degna. Se glielo chiedono il suo film preferito è Apocalypse Now e ha come sogno nel cassetto fidanzarsi con l'attrice Jessica Chastain. Collabora con i siti Filmedvd, I-Filmsonline, SilenzioinSala e IntoTheMovie.