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IL LIBRO DELLA GIUNGLA

IL LIBRO DELLA GIUNGLA

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Il live action di un grande classico.

La Disney continua nel suo felice (e lucrativo) processo di ri-adattamento in versione live action dei suoi classici d’animazione. Dopo il manieristico Alice in Wonderland di Tim Burton (è in arrivo il sequel), l’anonimo Maleficent (ovvero La bella addormentata nel bosco) e il più tradizionale ed emozionante Cenerentola di Branagh (a cui si potrebbe pure aggiungere Il grande e potente Oz di Sam Raimi), è il turno de Il libro della giungla. Più che il classico della narrativa di Rudyard Kipling, il modello di riferimento è il film Disney del 1967. A conti fatti la sceneggiatura di Justin Marks non fa che limitarsi ad adattare frame by frame il celebre film d’animazione, accentuando lievemente qualche componente adulta, ma senza esagerare o azzardare nulla (Mowgli è un protagonista condannato all’esilio incapace di trovare la propria posizione nel mondo, mentre la feroce tigre Shere Khan, per quanto accecata dall’odio, non è mossa da semplice malvagità, ma dal comprensibile desiderio di preservare la giungla dall’invasione umana; mentre gli elefanti sono rappresentati come muti déi della foresta). Siamo quindi nel territorio del classicissimo Cinderella, più che in quelli delle rivisitazioni di Burton e Raimi. La vera sfida di questo nuovo The Jungle Book sta quindi nella messa in scena. Al timone dell’impresa è stato chiamato Jon Favreau, la cui carriera è stata costantemente in bilico tra gradevoli prodotti indie (le commedie Swingers, Made, Elf, Chef) e blockbuster milionari (i primi due Iron Man, che hanno segnato il tono di tutte le successive pellicole Marvel, Zathura, ma anche il fallimentare Cowboys & Aliens). Favreau non è di certo un genio, o un Autore, ma al contrario di altri mestieranti sa amministrare risorse infinite e gestire faraonici set senza dimenticare le ragioni del racconto e dei sentimenti. Se il rigore filologico di questo Libro della giungla (non manca nemmeno la canzone Lo stretto indispensabile cantata dall’orso Baloo) farà sbadigliare chi è cresciuto con il classico animato, i più piccoli, così come gli adulti, rimarranno incantati davanti allo splendore visivo della giungla digitale immaginata da Favreau (in un 3D funzionale e spettacolare), così come dall’impressionante fotorealismo dei suoi animali protagonisti realizzati completamente in CGI. L’elemento di maggior interesse e riflessione della pellicola di Favreau difatti sta proprio in questa contraddizione: ha ancora senso definire “live action” un film dove, a parte il piccolo protagonista (il bravissimo Neel Sethi), tutto il resto è stato realizzato al computer, in uno studio pieno di green screen? Questo Libro della giungla, pur nella sua fedeltà conservatrice al classico del ’67, è al contempo un oggetto curioso che alza l’asticella di quello che oggi (e soprattutto domani) è possibile realizzare sul grande schermo eliminandone del tutto la componente umana. Un cinema sì “sintetico”, ma non privo d’anima. Uno stuolo di celebri attori presta la propria voce nella versione originale: Bill Murray (Baloo), Scarlett Johansson (il serpente Kaa), Ben Kingsley (Bagheera), Idris Elba (Shere Khan), Christopher Walken (King Louie), Lupita Nyong’o (Raksha) e altri. Tutto sommato il temuto adattamento italiano è competente e ben realizzato: tra le voci più note si ascoltano Toni Servillo (Bagheera), Giovanna Mezzogiorno (Kaa), Violante Placido (Raksha), Neri Marcorè (Baloo), anche se il più bravo di tutti è Giancarlo Magalli che dà la voce al gigantesco King Louie, la cui entrata in scena e il design sono presi di peso da quelli di Kurtz/Brando in Apocalypse Now .

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Alex Poltronieri
Nasce a Ferrara, vive a Ferrara (e molto probabilmente morirà a Ferrara). Si laurea al Dams di Bologna in "Storia e critica del cinema" nel 2011. Folgorato in giovane età da decine di orripilanti film horror, inizia poi ad appassionarsi anche al cinema "serio", ritenendosi oggi un buon conoscitore del cinema americano classico e moderno. Tra i suoi miti, in ordine sparso: Sydney Pollack, John Cassavetes, François Truffaut, Clint Eastwood, Michael Mann, Fritz Lang, Sam Raimi, Peter Bogdanovich, Billy Wilder, Akira Kurosawa, Dino Risi, Howard Hawks e tanti altri. Oltre a “Il Bel Cinema” collabora con la webzine "Ondacinema" e con le riviste "Cin&media" e "Orfeo Magazine". Nel 2009 si classifica terzo al concorso "Alberto Farassino - Scrivere di cinema".