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IL RIBELLE

IL RIBELLE

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Ribelle al destino.

Il Ribelle (All the Right Moves il titolo originale, senz’altro meno banale) è, tra i film del primo Tom Cruise, piuttosto trascurato e bistrattato, soverchiato dai più celebrati Taps – Squilli di Rivolta e Risky Business, e si può anche dire che goda in generale di ben scarsa reputazione.

Come film, Il Ribelle è anche ibrido: all’inizio parte come una commedia e sterza rapidamente verso il film sportivo con i preparativi e lo svolgimento della partita decisiva per la squadra di football del liceo di Ampipe in Pennsylvania; ma la seconda parte dell’opera è sviluppata come un dramma vero e proprio attorno ai tentativi del protagonista “Stef” Djordjevic di sfuggire al destino di operaio nella locale acciaieria, andando al college malgrado gli errori di presunzione che gli hanno alienato la simpatia del coach, decisiva per il futuro universitario del giovane. Non mi sembra nemmeno giusto considerarlo, come pure è stato fatto e nonostante i punti di contatto tra i due film, una sorta di versione al maschile del coevo Flashdance, con il football al posto della danza: specialmente perché Stef considera lo sport soltanto come un grimaldello per un futuro migliore, non certo un veicolo per la gloria. Essere un buon defensive back non lo potrà mai portare tra i professionisti, data la sua altezza, ma gli consentirà di ottenere una borsa di studio per l’agognata facoltà di ingegneria, che i suoi voti non basterebbero a garantirgli. Nessuna epica sportiva, dunque, e niente riscatto attraverso il valore dimostrato sul campo (per quanto il finale sbrigativo sia di certo uno dei difetti più evidenti del film). Il Ribelle non racconta di self made men né di seconde opportunità, e non ribadisce in alcun modo il carattere probante del sistema americano, quello che porta a potersi meritare il successo opponendosi strenuamente alle avversità.

Tutta la seconda metà del film è invece la cronaca diretta dei destini post diploma dei ragazzi. Stef riuscirà in extremis a coronare il suo sogno di andarsene (una delle occasioni mancate del film è quella di approfondire il legame tra lui e Craig T. Nelson, comunque egregio nei panni del coach), ma se c’è una cosa che sembra venire meno, con la fine della high school, è proprio la possibilità di un avvenire diverso oltre il confine della provincia, un po’ come per molti dei vitelloni di Fellini: nel destino matrimoniale di Brian (il diciottenne Chris Penn) si rivive la vicenda di The River di Springsteen (la fidanzata del liceo incinta, un matrimonio riparatore, il bisogno di nascondersi dall’onda dei rimpianti convincendosi che va tutto bene), ma per altri va ancora peggio, c’è la prigione, o semplicemente il sacrificio delle aspirazioni (il film non dice cosa farà la ragazza di Stef, che vorrebbe studiare musica ma finirà probabilmente a fare la commessa). E per molti, per non perdere definitivamente la fiducia in quella terra delle opportunità che ancora si sforza di essere l’America all’inizio degli anni Ottanta e prima del rampantismo yuppie, potercela fare significa solo menzionare qualcuno che, in qualche modo, forse ce l’ha fatta, come se l’orgoglio di averlo conosciuto bastasse a lenire il dolore di non avere realizzato i propri sogni. Pur con tutti i suoi limiti, Il Ribelle è una pellicola che si cala in pieno nello smarrimento degli anni posteriori alla sconfitta del Vietnam e al declino di un ottimismo illimitato nelle possibilità individuali.

voto_3

Denis Zordan
Il Matrimonio di Maria Braun di Fassbinder ha mutato un liceale snob e appassionato di letteratura in un cinefilo, diversi lustri fa. Da allora i film sono stati tanti e le folgorazioni moltissime: da Heat di Michael Mann (“Il” film) agli heroic bloodshed di John Woo, passando per valangate di pellicole orientali e la passione per il cinema di Fritz Lang, Jean-Pierre Melville, Alfred Hitchcock, Werner Herzog, oltre che per i thriller e gli horror. Ha scritto per Cinemalia, The Reign of Horror, CineRunner. “Il Bel Cinema”, di cui è il fondatore, ha l'ambizione di mettere un po' di ordine nella sua gargantuesca voracità: ma è probabile che finisca con l'acuirla ancora di più.