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INVASION USA – IDEE E IDEOLOGIE DEL CINEMA AMERICANO ANNI ’80

INVASION USA – IDEE E IDEOLOGIE DEL CINEMA AMERICANO ANNI ’80

Invasion USA pmb

Un cadavere (forse) familiare.

Per chi ha cominciato ad andare al cinema negli anni ’80 o, come l’autore del libro, addirittura alla fine degli anni ’70, un testo come questo ha un sapore sottile di piccola rivincita. Perché ci hanno detto tante cose brutte di quel cinema – che poi era soprattutto il cinema americano, poche storie: mi riesce difficile ricordare di essere andato a vedere un film europeo in quegli anni – ma noi niente, quello rimaneva il nostro cinema. Certo, da adolescente magari correvo a vedere i campioni d’incasso, Ritorno al Futuro, Rambo, Rocky, Attrazione Fatale, The Untouchables – Gli Intoccabili, Platoon: un po’ perché l’età era quella che era e un po’ perché le cittadine di provincia programmavano quelli, a volte anche con una settimana o due di ritardo. Poi a colmare le lacune provvedeva la televisione, provvedevano le benedette videocassette, che oggi ci sembrano arcaiche però allora… E insomma, niente, quei film ci hanno svezzati, li abbiamo visti in tutte le salse, rivisti, stravisti, imparati a memoria, sminuzzati e rimasticati. Fa niente se sono dieci anni, come scrive Bocchi nell’introduzione, che “la critica, specialmente italiana, ancora fatica a considerare degni d’analisi”. Certo non è soltanto una questione generazionale o iniziatica (tantomeno nostalgica), altrimenti sarebbe solo la rivincita dei nerds. Ma è il fatto che un testo del genere ancora mancava e, oltre gli studi soprattutto americani con cui l’autore attentamente si confronta e dialoga, l’opinione generale sugli anni ’80 del cinema americano continua a non sapersi discostare dai luoghi comuni. Reaganismo, nazionalismo e yuppismo, bipolarismo “muscolare” come prodotto estremo e un po’ caricaturale della Guerra Fredda, caccia all’arricchimento materiale senza tanti scrupoli; e sul versante strettamente cinematografico gli anni del dominio al box office dei film di Lucas e Spielberg, del cinema “patinato” e del trionfo del videoclip (MTV parte nel 1981), nonché della nascita dell’home video e della cable tv. Questa rimane, a decenni di distanza, la vulgata sugli anni ’80 a stelle e strisce.

Invasion USA non si perita di mettere ordine e al di fuori di rivalutazioni, odi e amori, cerca una giusta prospettiva di lettura per il cinema americano del tempo. Non ci sono sentimentalismi in questo, la disamina di Pier Maria Bocchi è minuziosa, i giudizi sempre meditati, la dissezione chirurgica. A tal punto che di un cadavere come quello di questo cinema, che ci sembrava tanto familiare nella nostra ingenuità, abbiamo l’impressione che ci siano infinite cose di cui ancora non ci eravamo resi conto. Il libro ricostruisce il contesto del decennio a partire da quello istituzionale, con l’elezione di Ronald Reagan (novembre 1980) e la susseguente reaganomics, che dà forma a tutta la produzione successiva influenzandone e corroborandone certe modalità e ideologie che il saggio è molto chiaro nel mettere in luce (tra i meriti non secondari del libro c’è quello di essere densissimo ma, nonostante la ricchezza di idee e dettagli, sorprendentemente smilzo, appena 200 pagine). Però, ed è qui il segno della maturità analitica dell’autore e del valore scientifico dell’opera, non ci sono né tesi precostituite – e ideologiche – né revisionismi che abbiano il sapore più o meno facile della cinefilia. Bocchi prende il periodo considerato, ne soppesa i valori dominanti, le trame e le retoriche ricorrenti, i dati significativi del mercato cinematografico americano, il modo in cui gli autori si rapportano con il contesto mutato dopo gli impegnati anni ’70 e ne trae un disegno coerente senza cadere nella tentazione di stringere tutto in formule. Hollywood, nella ricostruzione operata da Invasion USA, viene mostrata nella sua adesione alla reaganomics tanto nei drammi agresti quali Le stagioni del cuore quanto nei prodotti più strettamente legati ai tempi: dai blockbuster in cui l’investimento economico e gli effetti speciali si devono vedere fino a Flashdance e Top Gun e ai film che fanno del mescolamento dei generi la cifra per intercettare l’aria dell’epoca. Eppure, nell’imponente produzione americana si rinvengono non solo gli anticorpi alla grandeur imperante (forse insuperabile in questo è Henry – Pioggia di Sangue, analizzato nell’ultimo capitolo, dedicato a 20+1 film presi in esame uno per uno e che esprimono altrettanti punti di vista sul decennio), ma anche quelle opere, non poche, che interagiscono con l’ideologia reaganiana del “me” e del benessere personale esprimendo una cifra dissonante rispetto ad essa. Il panorama che ne esce è veriegato e di tutto riguardo e incrina le (pseudo)convinzioni di cui dianzi si diceva. Se il cinema americano degli anni ’80 è il cinema del corpo (e su questo non ci piove, come dimostra una volta di più il breve ma puntuale e appuntito excursus sul New Horror), è di un corpo comunque meno hard e più problematico di quello che appare a prima vista che stiamo parlando, anche nella declinazione del gender e dell’identità personale. Alla fine sono in ogni caso i film a parlare e a dire, anche tra le righe, che l’io forte e aggressivo propugnato dallo Zeitgeist ha un retrogusto in cui trovano non di rado posto il dubbio, la solitudine e il fallimento: il medesimo fallimento che alla fine del decennio (anche se la chiusura definitiva avverrà qualche anno dopo) colpisce la Cannon Films di Menahem Golan e Yoram Globus. Con essa, una mini-major assurta a vera e propria icona degli eighties, si conclude anche idealmente una fase in cui il culto del corpo e del denaro l’ha fatta da padrone. Tutto questo in Invasion USA è descritto con acutezza e chiarezza di annotazioni (l’apparato di note alla fine di ogni capitolo è esaustivo in materia) e riesce veramente a raggiungere lo scopo: non saprei dire, onestamente, se il libro sia la sintesi definitiva sugli anni ’80 del cinema americano, ma quello che è sicuro è che si tratta di una pietra angolare e chi vorrà in futuro rimettere mano all’argomento dovrà in ogni caso ripartire da qui.

 
Invasion USA – Idee e ideologie del cinema americano anni ’80
di Pier Maria Bocchi, Bietti Heterotopia, pagg. 203, € 18,00

Denis Zordan
Il Matrimonio di Maria Braun di Fassbinder ha mutato un liceale snob e appassionato di letteratura in un cinefilo, diversi lustri fa. Da allora i film sono stati tanti e le folgorazioni moltissime: da Heat di Michael Mann (“Il” film) agli heroic bloodshed di John Woo, passando per valangate di pellicole orientali e la passione per il cinema di Fritz Lang, Jean-Pierre Melville, Alfred Hitchcock, Werner Herzog, oltre che per i thriller e gli horror. Ha scritto per Cinemalia, The Reign of Horror, CineRunner. “Il Bel Cinema”, di cui è il fondatore, ha l'ambizione di mettere un po' di ordine nella sua gargantuesca voracità: ma è probabile che finisca con l'acuirla ancora di più.