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L’ANGELO DEL CRIMINE

L’ANGELO DEL CRIMINE

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Le danze spettrali di un angelo.

Il mondo appartiene ai fuorilegge e agli artisti. È questa la sentenza che fa breccia sul giovane Carlito, l’Angelo del crimine, incollandolo a metà strada tra i due estremi. La sua storia ricalca quella del celebre ladro e assassino argentino, Carlos Eduardo Robledo Puch, che nei primi anni ‘70 raccolse diverse dozzine di capi d’accusa tra omicidi e rapine.

Coproduzione argentino-spagnola, fortemente voluta anche dai fratelli Almodovar, El Angel volteggia sulla scalata criminale di un giovane borghese, biondo, dai tratti spiccatamente femminei, che suona il piano e frequenta il liceo. Di immediata comprensione l’antitesi tra l’estetica angelica à la Marlyn Monroe e l’aridità morale del protagonista. La vita di Carlito, inizialmente dedito a piccoli furti, cambia bruscamente in seguito all’incontro con Ramon, per il quale nutrirà da subito una forte attrazione. Non muta però la psicologia del personaggio, che pare incastrato in un talvolta eccessivo istrionismo: Carlito incarna il cliché dell’adolescente esteta e ribelle, perennemente in cerca di fama, gloria, rispetto e ammirazione, che disprezza la proprietà privata e i fondamenti di diritto su cui si basa.

Le premesse narrative sono solide, così come il ritmo generale, incalzato da scene surreali, spiccato humour e rispettosi tributi ai Maestri del passato. L’ultima fatica dell’ambizioso Luis Ortega non sa di già visto, non segue tristemente strade già battute e rifugge dalle convenzioni morali o criminali tali da incastrare i personaggi in uno spazio ben definito tra il bianco e il nero. A mancare, però, è anche una caratterizzazione sufficiente di alcuni comprimari, penalizzati da una recitazione altalenante: Carlito, interpretato dal giovanissimo e brillante Lorenzo Ferro, si erge senza difficoltà rispetto a taluni volti effimeri, che si incontrano e si scontrano con la sua indifferenza e arroganza; una sfilata di personaggi che avrebbero certamente potuto osare di più.

A tale debolezza sopperisce una ricostruzione efficace e brillante della Buenos Aires dei primi anni ‘70, incorniciata da una fotografia vivida e abbagliante di giorno, allucinatoria di notte, negli interni sontuosi delle ville depredate dalla famiglia criminale in cui Carlito trova la sua dimensione ideale. In una metropoli in espansione, concentrata sulla guerra sucia contro i sovversivi marxisti, si muove la grottesca figura di Carlito, che assume a tratti le sembianze di un mostro psicopatico, impetuosamente omosessuale, capace allo stesso tempo di premere il grilletto contro chiunque e di considerarsi un ragazzo assolutamente normale.

Luis Ortega riesce a dipingere un quadro mordace e seducente, mostrando le danze spettrali dell’Angelo durante i suoi furti, la sua compiacenza di fronte ai genitori apprensivi e la ritorsione contro un amore apparentemente non corrisposto, con alcune scene salienti che ricordano la follia – meno violenta, ma altrettanto temibile – del Bronson di Refn. Ad accompagnare le gesta dell’artista-criminale, una validissima colonna sonora che a più riprese strizza l’occhio ai massimi esponenti del genere. In tal senso, emerge La casa del sol naciente, versione spagnola del celebre brano utilizzato nella scena finale di Casinò. Come nel capolavoro di Scorsese, le note accompagnano l’ultima caduta dei protagonisti e abbassano il sipario sul breve viaggio dentro la psicosi di un angelo.

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Alberto Ferrante
Nasce a Catania nel 1995. Nella prima adolescenza inizia ad avvicinarsi al cinema, facendo rapidamente della settima arte il suo grande amore, insieme alla letteratura. Con le prime visioni di C’era una volta in America e Toro Scatenato inizia a percepire, come affermava Tarkovskij, ciò che risiede al di là dell’inquadratura. Così, si dedica alla ricerca di stili e tagli espressivi sempre nuovi. Ama i grandi classici europei, la New Hollywood, il cinema orientale e quello sudamericano, sostenendo sempre le piccole e pregevoli produzioni italiane. Scrive anche di cultura, cronaca, economia e tecnologia.