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The Night Manager foto3

La miniserie BBC tratta dal romanzo di John Le Carré.

“Non esistono due bluff che si equivalgano, ma ognuno ha una componente necessaria, vale a dire la complicità tra chi inganna e chi è ingannato, la mistica interdipendenza di bisogni opposti” (John Le Carré, Il direttore di notte, Mondadori, 1993).

A tutti gli effetti, The Night Manager è, nella riduzione televisiva di Susanne Bier per la BBC, il confronto tra i due protagonisti, il direttore d’albergo ed ex soldato inglese Jonathan Pine (Tom Hiddleston) e il miliardario e filantropo Richard “Dickie” Roper (Hugh Laurie), in realtà corrotto trafficante d’armi che non si ferma di fronte a niente per portare a termine i suoi piani criminali. Due eccezioni che si fronteggiano per tutti e sei gli episodi della miniserie (di circa un’ora ciascuno) appena passata anche in Italia, e che sono più il punto di debolezza che quello di forza del lavoro della regista di Dopo il Matrimonio e In Un Mondo Migliore. Se infatti l’ex dottor House, con quell’aria da gaglioffo impenitente, sembra perfettamente aderente al ruolo, Hiddleston non riesce proprio a bucare lo schermo e in alcuni momenti il suo personaggio è persino meno interessante di quello di “Corky” Corkoran, tirapiedi sospettoso e fanatico del miliardario. A onor del vero, la colpa non è solo da attribuire all’interpretazione del buon Hiddleston, ma anche a un palese limite di scrittura: passi il miscasting, dovuto forse alla necessità di accontentare la committenza (pur in collaborazione con la AMC, la BBC One è pur sempre l’ammiraglia della Tv britannica e una figura troppo ambigua come protagonista non sarebbe stata tollerata), ma su Jonathan Pine alias Jack Linden alias Thomas Quince alias Andrew Birch la sceneggiatura di David Farr sembra molto reticente. Per un personaggio così variegato sarebbe stato necessario addurre motivazioni più profonde, perché il desiderio di vendetta per i fatti del Cairo (nel primo episodio, in cui coerentemente il libro di Le Carré viene “attualizzato” ai tempi delle rivolte del 2011 e delle dimissioni di Mubarak) non sembra sufficiente a sostenere le sue azioni per tutta la serie e i chiaroscuri della sua anima e della sua identità non vengono di fatto mai veramente esplorati.

La serie è praticamente divisa in due: un primo blocco di tre episodi in cui, oltre agli antefatti, vengono raccontati il coinvolgimento di Pine nell’operazione di spionaggio e la complessa attività di infiltrazione – in pratica il secondo e il terzo episodio, che vertono sul modo in cui Pine arriva a guadagnarsi la fiducia di Roper; un secondo blocco in cui l’azione entra nel vivo e coinvolge appieno anche i caratteri di contorno, fino al serrato finale nel quale il cerchio si chiude di nuovo al Cairo, schivando i colpi dei piani alti collusi con Roper. La seconda parte funziona senz’altro meglio, permettendo anche di apprezzare la bravura di Olivia Colman (già in Broadchurch e The Iron Lady), che nei panni di Angela Burr costituisce una delle variazioni più rilevanti rispetto al romanzo, dove l’agente dell’intelligence è un uomo, Leonard Burr. Anche da questo si comprende che la serie è soprattutto preoccupata di tenere il passo coi tempi, ma per la gloria sarebbe servito un po’ di coraggio in più.

voto_3

Denis Zordan
Il Matrimonio di Maria Braun di Fassbinder ha mutato un liceale snob e appassionato di letteratura in un cinefilo, diversi lustri fa. Da allora i film sono stati tanti e le folgorazioni moltissime: da Heat di Michael Mann (“Il” film) agli heroic bloodshed di John Woo, passando per valangate di pellicole orientali e la passione per il cinema di Fritz Lang, Jean-Pierre Melville, Alfred Hitchcock, Werner Herzog, oltre che per i thriller e gli horror. Ha scritto per Cinemalia, The Reign of Horror, CineRunner. “Il Bel Cinema”, di cui è il fondatore, ha l'ambizione di mettere un po' di ordine nella sua gargantuesca voracità: ma è probabile che finisca con l'acuirla ancora di più.