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Cocaina, soldi, sopravvivenza.

Tratta dall’omonimo romanzo del 2013 di Roberto Saviano (edito da Feltrinelli), ZeroZeroZero è una miniserie televisiva creata da Stefano Sollima assieme a Leonardo Fasoli e Maurizio Katz. Co-produzione internazionale che ha coinvolto Italia, Francia e Stati Uniti a favore di Sky Atlantic, Canal Plus e Amazon Prime Video, la serie ha debuttato con i primi due episodi in anteprima alla 76° Mostra del Cinema di Venezia per poi essere distribuita in Italia sul canale Sky Atlantic dal 14 febbraio al 6 marzo 2020 e successivamente in Europa e negli Stati Uniti.

Alcuni clan calabresi appartenenti alla ‘ndragheta e comandati dall’anziano Don Minu La Piana (Adriano Chiaramida) acquistano un gigantesco carico di droga, consistente in 500 tonnellate di cocaina provenienti dai cartelli messicani di Monterrey, con il corrotto tenente Contreras (Harold Torres) che ha tutto l’interesse a proteggere il carico fino a destinazione. A New Orleans i Lynwood – il capo famiglia Edward (Gabriel Byrne) e i due figli Emma (Andrea Riseborough) e Chris (Dan DeHaan) – dovranno fare da intermediari tra compratori e venditori, assicurando l’arrivo in Calabria via nave dell’immensa partita di cocaina. Stefano La Piana (Giuseppe De Domenico), nipote di Don Minu, cercherà di far fallire la trattativa e l’arrivo del carico di droga.

Dopo le avventure cinematografiche di ACAB – All Cops Are Bastards, Suburra e Soldado e dopo altre importanti esperienze come regista per alcune delle serie italiane più importanti dell’ultimo periodo quali Romanzo Criminale (di cui ha diretto tutti gli episodi) e Gomorra, Sollima ha ideato un prodotto che nell’arco dei suoi 8 episodi si presenta come un prodotto di stampo internazionale per confezione e cura della messa in scena oltre che per la scelta del cast, impreziosito da attori importanti del calibro di Gabriel Byrne e Dan DeHaan. ZeroZeroZero va quindi sotto il più classico dei codici, un action crime/gangster ambientato nel losco mondo del narcotraffico, microcosmo in cui agiscono tutti i personaggi.

Il focus principale della serie gira attorno a tre archi narrativi legati ma distinti che si dipanano tra i conflitti interni della ‘ndrangheta calabrese, un gruppo di soldati messicani corrotti coinvolti nel crimine e i Lynwood, la famiglia americana  mediatrice tra i due mondi e responsabile del trasporto della cocaina, dal Messico all’Italia. I primi due episodi vedono la firma alla regia dello stesso Sollima e servono come introduzione a luoghi e personaggi e alle situazioni che si verranno poi a creare, seppure alla fine del pilot si assista subito ad una morte eccellente. Il primo aspetto di ZeroZeroZero che si nota maggiormente è il richiamo per nulla nascosto, dallo stile della messa in scena alle caratteristiche dei personaggi, a Gomorra: si esce dai confini italiani ma si usano e sfruttano le medesime dinamiche stilistiche e narrative.

Qui c’è il primo problema. Nonostante la qualità del prodotto si sostanzi in un quadro dell’immagine elegante e varia e il cast si componga di volti “giusti”, l’immaginario gomorresco è fin troppo ricalcato e ripetuto; questo sebbene ZeroZeroZero sia meno periferico e abbia caratteristiche più metropolitane e di più ampio respiro con due filoni narrativi che si muovono tra il Messico e il resto del mondo. Tuttavia lo sviluppo della serie non sa diversificare e caratterizzarsi con proprie specificità. La regia degli episodi è peraltro tenace e lo è anche la coerenza di stile che li attraversa: si alternano il pragmatismo di Stefano Sollima (episodi 1-2), l’impronta più intimista di Janus Metz (episodi 3-4-5) e la solidità di Pablo Trapero che firma i tre episodi finali. Purtroppo ZeroZeroZero sembra troppo vincolata a schemi di trama e personaggi davvero già troppo visti e con i quali si fatica ad entrare in empatia e a scorgere un’evoluzione benché gli eventi chiave non manchino. Se può risultare interessante l’ennesimo viaggio nell’universo creato da Saviano relativo al traffico di droga e alle sue ramificazioni più oscure, le tematiche e gli spunti non lo sono, né appaiono ben indagati aspetti come il confine tra il bene e il male o una società moderna filtrata solo attraverso il potere dei soldi e della droga come uniche merci valide.

Una nota di merito di ZeroZeroZero è comunque la sua capacità di diversificare la geografia narrativa, donando un “sentimento” ai luoghi dell’azione. Dall’arcaismo quasi rituale della Calabria alla violenza selvaggia delle strade messicane fino alla varietà attraversata dall’epopea dei Lynwood, dalla solitudine del mare alla polvere dei territori africani e alla sospensione tra antico e moderno di Casablanca. Oltre a questo e al curioso utilizzo di una narrazione circolare in cui l’inizio e la fine e i flashback sono rivelatori, ZeroZeroZero non riesce però a sganciarsi dal prevedibile, raccontando della labilità del confine morale e dell’obbligo di giocare sporco, aspetto che coinvolge il personaggio meno statico della serie, il tenente messicano Contreras, figura più interessante e più coinvolgente rispetto agli stereotipi italiani (la dualità vecchio/nuovo tra nonno e nipote sfianca presto) e alla piattezza della coppia di fratelli americana.

Difficile lasciarsi coinvolgere da ZeroZeroZero il cui andamento non va mai in crescendo dal punto di vista del plot così come dalle situazioni di tensione (esclusi pochi momenti) e dall’approccio canonico e derivativo al genere, con personaggi tutto fuorché memorabili. Una parentesi è forse il 5° episodio (Sharia), quasi un racconto slegato dalla serie per toni e ambientazioni e che identifica bene come esista sempre qualcosa di incontrollabile e inconoscibile, e dove soldi e droga entrano e scalfiscono in maniera debole.

A deludere è soprattutto il mancato climax della parte finale della serie che dà l’impressione di non carburare mai davvero, e finisce col rifugiarsi nel già noto. Un mondo senza regole dove comandano soldi e violenza veicolato con noia e poca epica. E bisogna anche aspettare fino al 7° episodio (Famiglia) per vedere l’interconnessione tra personaggi messi di fronte a scelte di vita o di morte come i malinconici Chris Lynwood e Stefano La Piana. Il finale è un po’ il simbolo di una serie che gronda “vorrei ma non posso”: si annacqua anche la resa dei conti che suona ovvia all’interno di uno storytelling in cui conta la sopravvivenza di sé stessi e non degli altri, e la sola legge possibile è quella del più forte, dei soldi e della cocaina.

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Riccardo Tanco
Riccardo Tanco, classe 1993, Nasce a Bollate e vive a Novate Milanese. Diplomato al liceo linguistico nel 2012 comincia ad appassionarsi seriamente al cinema dopo una mistica visione di Pulp Fiction anche se consapevole che il cinema non è iniziato nel 1994. Ora da autodidatta e aspirante cinefilo cerca di scoprire i grandi autori del passato e i registi contemporanei sforzandosi di scriverne in maniera degna. Se glielo chiedono il suo film preferito è Apocalypse Now e ha come sogno nel cassetto fidanzarsi con l'attrice Jessica Chastain. Collabora con i siti Filmedvd, I-Filmsonline, SilenzioinSala e IntoTheMovie.