Un pilota di aerei militari (Ethan Hawke) in una base in Nevada vede il proprio mondo crollare quando è obbligato dai superiori a controllare droni utilizzati nella caccia ai terroristi talebani. Ma l’alienazione causata dal combattere una guerra “a distanza” e le sempre maggiori perdite collaterali, comprometteranno oltre alla sua salute mentale anche il rapporto con moglie e figli. Questa volta Andrew Niccol (In Time, Gattaca, S1m0ne, ma anche la sceneggiatura di The Truman Show) non racconta un futuro distopico, ma un presente ancora più inquietante: la guerra come un freddo videogame senza vincitori né vinti, la totale scomparsa della morale della “giusta” battaglia. Presentato due anni fa a Venezia tra fischi e polemiche, arriva solo oggi in sala. Forse la parabola esistenziale del protagonista del film di Niccol è risaputa e prevedibile, ma l’idea che ne sta alla base, come in tutti i film del regista-sceneggiatore, è talmente potente e attuale da non poter essere ignorata. Così come il finale giustizialista, egualmente contestato, ma che a conti fatti appare come l’unica scelta morale possibile (fascista? potrebbe essere) in un mondo alla deriva. In colonna sonora si ascoltano Nada Surf, Wilco, National e Black Mountain. (ap)
GOOD KILL
(Regia: Andrew Niccol, 2014, con Ethan Hawke, January Jones, Zoe Kravitz, Bruce Greenwood)
