Cos’è cambiato rispetto al film precedente? Le quattro tartarughe giganti realizzate interamente in CGI (tramite motion capture applicata ad attori reali) diventano protagoniste assolute, relegando la sexy Megan Fox e gli altri umani (Will Arnett, che ruba la scena a tutti, le new entry Laura Linney e Stephen-Arrow-Amell) al rango di comprimari di lusso, trasformando il film in un vero e proprio cartoon invece che in una versione live action del fumetto del duo Laird/Eastman. In aggiunta a ciò, il regista Dave Green (alle spalle lo sci-fi Earth to Echo, omaggio alle produzioni Spielberg anni ’80, realizzato con l’espediente – uffa – del found footage) rispetto al primo capitolo abbassa ulteriormente ambizioni e target di riferimento, puntando ad una platea di piccolissimi (o di nostalgici con qualche anno in più): battutacce e azione fracassona non stop, ma soprattutto un profluvio di citazioni e riferimenti al celebre cartone animato di fine anni ’80 con cui i personaggi si sono fatti conoscere in tutto il mondo. Le tartarughe Ninja devono infatti vedersela, non solo con il cattivone Shredder evaso di prigione e affiancato dai mutanti Rocksteady e Bepop, ma anche con l’alieno malvagio Krang, cervello gigante che tenta di invadere il nostro pianeta a bordo del suo Tecnodrome. A rendere le cose più ardue, qualche screzio interno tra i componenti della banda di eroi poiché alcuni di loro sono stufi di nascondersi nell’ombra lasciando che sia qualcun altro a prendersi il merito delle loro gesta. I deliri della sceneggiatura sono assecondati da una regia che non si perde in chiacchere e punta tutto su azione e ritmo: i più piccoli si divertono e il film, rispetto ad altri blockbuster, ha il pregio di non nascondersi dietro ad una patina di “impegno”. Certo, se pensate che tutto questo sia sufficiente a fare non azzardiamo un “buon film”, ma perlomeno un “film”, siete parecchio fuori strada. (ap)
TARTARUGHE NINJA: FUORI DALL’OMBRA
(Regia: Dave Green, 2016, con Megan Fox, Will Arnett, Stephen Amell, Laura Linney)
