Quattro amiche alle prese con gravidanze, malattie, fidanzati sbagliati, partono per un viaggio con destinazione Belgrado, dove la più inquieta ha trovato lavoro come cameriera. Dopo Il rosso e il blu Giuseppe Piccioni ritorna col suo cinema fatto di problematiche non solo giovanili, citazioni colte e una verità esistenziale da scoprire attraverso una ricerca senza centro di gravità. L’ambizione di voler tratteggiare la vita come momento irripetibile, un hic et nunc che non aspetta il domani, è palpabile – il film è stato anche in concorso all’ultima Mostra di Venezia – ma purtroppo si scontra con un’eccessiva piattezza di racconto, appesantita da vezzi formali (musica mistica, ellissi, le ragazze che spesso sfondano la quarta parete con lo sguardo ecc.) volti a elevare un film che rimane ancorato a certo cinema di casa nostra, abbonato al compromesso della risata a tutti i costi (si vedano i siparietti col professore interpretato da Filippo Timi, spaesato sia come attore che come personaggio, e soprattutto quello che vede protagonista Sergio Rubini). Nonostante i molti difetti, rimane la prova delle quattro ragazze, tutte ben calate nella parte, anche quando i loro personaggi non sembrano all’altezza. Immancabile Margherita Buy, al sesto film con il regista marchigiano. (mc)
QUESTI GIORNI
(Regia: Giuseppe Piccioni, 2016, con Maria Roveran, Marta Gastini, Caterina Le Caselle, Laura Adriani, Margherita Buy, Filippo Timi)
