Terrence Malick continua deciso per la sua strada, in una personalissima indagine sui meccanismi dell’amore e della passione umani, scandagliati attraverso una struttura anti-narrativa e una sorta di flusso di coscienza filmico che, con effetto straniante, scivola dal punto di vista di un personaggio a quello di un altro. E così, nel raccontare l’ennesimo triangolo amoroso, stavolta sullo sfondo della scena alternative rock statunitense, fa sua anche un’inedita fascinazione per la sensualità e la carne e alterna momenti altissimi (aiutato dalla virtuosistica fotografia del “solito” Lubezki) ad altri di una banalità sconcertante (la parentesi “lesbica”). Un cinema che è forse troppo chiuso in se stesso e manieristico, che ormai può interessare a pochi (tra accanimenti inutili, così come i peana eccessivamente entusiastici), ma anche coerente con le proprie idee e quindi meritevole di rispetto. Innumerevoli comparsate di celebri volti della scena rock mondiale, da Patti Smith che ricorda la scomparsa del marito sino a Iggy Pop, Lykke Li e i Black Lips. (ap)
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(Regia: Terrence Malick, 2017, con Michael Fassbender, Ryan Gosling, Rooney Mara, Natalie Portman, Cate Blanchett, Val Kilmer)
