Il film dell’ex sceneggiatore Alex Kurtzman promette di inaugurare il cosiddetto Dark Universe, ossia un ciclo di film che condividono ambientazione e personaggi, ognuno dei quali dedicato ad un “mostro” classico della Universal (seguiranno Frankenstein, l’uomo invisibile, l’uomo lupo ecc). Ma nonostante la premessa in linea con i dettami del marketing seriale-supereroistico che non conosce termine, lo spettacolo è semplice, guarda al passato (a partire dalle esplicite citazioni a Un lupo mannaro americano a Londra di Landis), e suona anacronistico. Mentre la presenza come protagonista assoluto di Tom Cruise, forse l’ultima vera grande star hollywoodiana, è una sorta di (inconsapevole?) manifesto d’intenti. E nell’era del post-umano di Michael Bay, questo film ripone l’accento sulla carne, sulla fisicità di un attore/icona (anche qui a torso nudo e in perfetta forma fisica nella lunga sequenza all’obitorio) che pare non (voler) subire il passaggio del tempo. Certo, all’interno di un kolossal vecchio stampo che diverte a corrente alternata, si concede qualche zampata horror e gore superiore alla media e sconta una mezz’ora finale piuttosto indigeribile (così come l’insopportabile personaggio di Jekyll-Mr. Hyde interpretato da Russell Crowe, che dovrebbe fungere da collante tra i vari film della saga). Ma l’insieme suscita simpatia. In patria enorme flop di critica e pubblico, risollevato, come capita sempre più frequentemente, da un grande successo nei mercati esteri. (ap)
LA MUMMIA
(Regia: Alex Kurtzman, 2017, con Tom Cruise, Sofia Boutella, Russell Crowe, Annabelle Wallis)
