Ian McEwan è oggi certamente uno degli scrittori europei più importanti e giustamente celebrati. In un clima che sembra quindi molto favorevole per le trasposizioni dei suoi romanzi (c’è anche Chesil Beach che sta per arrivare da noi), è proprio McEwan ad occuparsi della sceneggiatura del suo La ballata di Adam Henry, rinnovando l’antica collaborazione con Richard Eyre, a ben 35 anni di distanza da The Ploughman’s Lunch (L’ambizione di James Penfield). Il verdetto è cinema che in superficie è esattamente ciò che ci si aspetta: la solida qualità britannica garantita da attori di finezza e professionalità a prova di bomba come Emma Thompson e Stanley Tucci – oltre che dal 75enne regista, attivo in modo discontinuo al cinema ma sempre presente nell’ambito televisivo e teatrale inglese – è supportata da un efficace stuolo di caratteristi (si veda, uno per tutti, l’ottimo Jason Watkins nel ruolo dell’assistente del giudice). Ma con McEwan, come ben sanno i suoi lettori, c’è sempre da attendersi uno scarto, una deviazione dalla norma. Emma Thompson dà vita al giudice Fiona Maye e ai suoi dubbi – dietro l’impeccabile maschera da giudice scrupolosa fino al punto di sacrificare ogni vera intimità coniugale – con una precisione meticolosa che esprime tutto lo smarrimento di una donna, abituata a far perno sulla legge, posta di fronte ad un bivio esistenziale. L’incontro fatale, il rifiuto di ammettere che qualcosa è cambiato, la crisi a Newcastle, la festa abbandonata per correre al capezzale del giovane amico che rinuncia alla vita. E poi, scarmigliata e piangente, in un finale bellissimo che ripropone quello dei Morti di Joyce, finalmente la consapevolezza. Il rigore compositivo del cinema inglese, il trucco e le convenienze cedono il passo, di fronte alla fine di quello che “era solo un ragazzo”, alla disperazione per le ombre che, uno per uno, stiamo tutti diventando. (dz)
IL VERDETTO
(Regia: Richard Eyre, 2018, con Emma Thompson, Stanley Tucci, Fionn Whitehead, Anthony Calf, Jason Watkins)
