Laura torna in Spagna dall’Argentina insieme alla figlia adolescente per il matrimonio della sorella. Il rinnovato contatto con l’aria di famiglia e con il suo paese appare festoso e spensierato per tutti fino a quando un evento traumatico irrompe nella sua vita e scatena gli incubi di un passato mai dimenticato. Ci si sente un po’ in imbarazzo a parlare di passione e di motivazione (di fatto non oggettivabili), ma nella scrittura della prima importante coproduzione internazionale di Asghar Farhadi, autore molto considerato per film (magnifici) quali Una separazione e Il passato, sembrano mancare proprio ambedue. Sulla carta c’erano tutti gli ingredienti per rovistare nell’ipocrisia e nel marcio di un paese, un’operazione alla Chabrol che il regista iraniano avrebbe dovuto e potuto declinare alla luce del rigore morale che lo contraddistingue. Invece, in questo canovaccio da telenovela che comprende come da manuale lacrime, sospetti, recriminazioni, agnizioni, sacrifici, tutto è poco a fuoco, asfittico e sbiadito, incapace anche di sorprendere. Come se Farhadi lo avesse scritto dimenticandosi di lavorarci su, personalizzarlo e drammatizzarlo, cedendo al disamore per personaggi e situazioni. Speriamo si tratti solo di un infortunio d’autore. (dz)
TUTTI LO SANNO
(Regia: Asghar Farhadi, 2018, con Penélope Cruz, Javier Bardem, Ricardo Darìn, Barbara Lennie, Inma Cuesta)
