New York, anni ’70. Tish, diciannovenne afroamericana, scopre di essere incinta poco dopo l’arresto del suo ragazzo, Fonny, accusato ingiustamente di aver stuprato una donna. Col sostegno dei suoi familiari e di un giovane legale, Tish intraprende una lunga e dura battaglia per cercare di provare l’innocenza di Fonny. Barry Jenkins, atteso al varco dopo il clamore e la pioggia di premi per Moonlight, realizza un film dall’andamento insolito e anomalo, fatto di pause, deviazioni, lunghi dialoghi e sguardi intensi. Un’opera che sottende un’inquietudine diffusa e costante, un senso di minaccia permanente e d’angoscia opprimente che attanaglia la gente di colore nell’America degli anni ’70. Nell’adattare l’omonimo romanzo di James Baldwin, importante esponente del movimento per i diritti civili negli anni Sessanta, Jenkins dà vita a un film politico non tanto per le tematiche che sceglie di esplorare e affrontare ma per come vi si approccia, con sguardo complice e partecipe, disilluso ma non rassegnato, rabbioso ma al contempo appassionato e romantico. La storia, intesa come trama e sviluppo narrativo, finisce quasi in secondo piano rispetto alla costruzione e alla composizione delle singole scene, capaci di sprigionare emozioni e sensazioni profonde. La macchina da presa si sofferma sui corpi, sui volti, sulle mani e sugli sguardi dei protagonisti con tale energia e vivacità da far sembrare Se la strada potesse parlare un UFO nell’attuale panorama del cinema statunitense, un corpo estraneo sublime e necessario. Jenkins mette in scena una storia d’amore malinconica, accorata e dimessa in cui il sentimento che unisce i due giovani innamorati è talmente forte e coriaceo da non farli arrendere e rassegnare alle avversità e alle ingiustizie della vita. Candidato a tre premi Oscar: miglior colonna sonora (Nicholas Britell), sceneggiatura non originale (Barry Jenkins) e attrice non protagonista (Regina King). (bs)
SE LA STRADA POTESSE PARLARE
(Regia: Barry Jenkins, 2018, con KiKi Layne, Stephan James, Regina King, Teyonah Paris, Colman Domingo, Dave Franco)
