Giovane poeta provinciale che aspira alla gloria, Lucien trova nella sua amante nobile, Madame de Bargeton, un mezzo per giungere a Parigi e frequentare il bel mondo della Restaurazione postnapoleonica. Le ristrettezze non gli impediscono di farsi largo, grazie a protettori influenti e accondiscendenti, nel giornalismo scandalistico del momento. Ma la sua ingenuità finisce col perderlo insieme alla giovane attrice di cui è divenuto amante. Giannoli mette in scena con una certa libertà il romanzo di Balzac, ma la sua trasposizione è indubbiamente curata e sorvegliata ed evita le tipiche trappole dei film di ispirazione letteraria, troppo deferenti o troppo semplificatori: preziose e ricche carrellate, notazioni vivaci e l’acume profetico dello scrittore (spesso espresso dalla voice over) rendono il film un eccellente prototipo di ciò che vuole un pubblico interessato agli adattamenti letterari di spessore e che sappiano parlare anche alla contemporaneità. Ma al di là del notevole cast e dei temi, fin troppo allusi, della somiglianza tra l’Ottocento e il nostro tempo – tra stampa pennivendola, invalicabili differenze sociali e cinica compravendita di favori – Illusioni perdute non colpisce come potrebbe e ha il sapore dell’occasione colta a metà: a Giannoli interessa soprattutto lo splendore dell’affresco e con questo intento perde un po’ di vista il coinvolgimento dello spettatore nei confronti della parabola esistenziale di Lucien. I raffinati procedimenti stilistici di Une Vie di Stéphane Brizé (tratto da Maupassant) facevano ben altro. (dz)
ILLUSIONI PERDUTE
(Regia: Xavier Giannoli, 2021, con Benjamin Voisin, Cécile de France, Gérard Depardieu, Xavier Dolan, Vincent Lacoste, Jeanne Balibar, Salomé Dewaels),
