Luca (Scamarcio) è un professore di storia e filosofia al liceo che non ha mai trovato la forza di finire la tesi di dottorato, la sua compagna Sara (Giannetta) è medico in ospedale. Stanno cercando di avere un bambino con l’inseminazione artificiale quando la loro vita è messa a soqquadro, come tutta l’Italia, dalla pandemia di Covid-19 e dal susseguente lockdown deciso dal governo Conte. Le giornate da recluso del professore, costretto alla didattica a distanza e in assenza della moglie, sono vivacizzate solo dall’attraente nuova vicina Amanda (Garriga) con la quale ben presto inizia a sviluppare una relazione extraconiugale. Ma le cose si complicano sempre di più a seguito delle cattive frequentazioni della donna. Dopo l’interessante esordio nel lungometraggio con Una relazione, Stefano Sardo esplicita le sue qualità di sceneggiatore di lungo corso in un lavoro che dosa con cura elementi hitchcockiani e notazioni che occhieggiano alla sociologia (l’accidia del protagonista suona come quella di tutta una generazione disillusa), ma si sciolgono spesso nella commedia, alla quale provvedono specialmente i siparietti con un amico misogino di Luca. Più riuscito nella prima metà, che fa montare il plot da thriller erotico senza rivelare la direzione che intende intraprendere, Muori di lei (titolo mutuato da Muori Delay dei Verdena, presente in colonna sonora nell’incipit) vuole un po’ troppo dalle tinte noir dell’ambiziosa mezz’ora finale che cerca di avvicinarsi a modelli europei: rischia così di risolversi solo in un meccanismo contorto e moraleggiante fine a sé stesso. Funzionano però gli interpreti: Scamarcio accetta le molte ombre del suo personaggio e Giannetta e Garriga hanno le physique du rôle; ma su tutti spicca Paolo Pierobon, suocero gaudente e smargiasso. (dz)
MUORI DI LEI
(Regia: Stefano Sardo, 2024, con Riccardo Scamarcio, Maria Chiara Giannetta, Mariela Garriga, Paolo Pierobon)
