
Lo stratificato nuovo lavoro di Luca Guadagnino.
Alma Olsson (Julia Roberts) è un’apprezzata professoressa di filosofia dell’Università di Yale, sposata con il terapeuta Frederik (Michael Stuhlbarg). La vita agiata e di successo della donna viene sconvolta quando Maggie Price (Ayo Edebiri), una sua studentessa e dottoranda, le rivela di essere stata molestata dal professor Hank Gibson (Andrew Garfield), collega e amico intimo di Alma.
Presentato in anteprima mondiale in concorso all’82esima Mostra del Cinema di Venezia, After the Hunt –
Dopo la caccia è il nuovo film di Luca Guadagnino, ad un anno di distanza da Queer, la sua precedente fatica dietro la macchina da presa. Co-prodotto tra Stati Uniti e Italia, il film è sceneggiato dall’attrice Nora Garrett e vede nel cast nomi di alto livello come Julia Roberts, Michel Stuhlbarg, Andrew Garfield, Chloe Sevigny e Ayo Edebiri, attrice che è nota soprattutto al pubblico televisivo grazie alla serie The Bear.
Decimo film della carriera di Guadagnino, autore di origine siciliana ormai considerato come una
delle firme più interessanti non solo del nostro cinema ma anche del panorama internazionale, After
the Hunt – Dopo la caccia rappresenta anche il sesto film del regista con coproduzione americana, in una
proficua collaborazione iniziata nel 2017 con il bellissimo Chiamami col tuo nome.
Con After the Hunt Guadagnino mette in scena in modo molto personale un thriller dai toni alquanto algidi. L’andamento generale del racconto appare alla superficie quasi calmo e placido, mentre l’atmosfera coltiva un equilibrio sospeso, evocando tramite l’uso accorto del colore un sottofondo inquietante. Un’opera stratificata che chiede certamente di essere approcciata con cura, anche (e proprio) per questa sua andatura compassata che si mantiene tale anche in un lavoro ricco di idee e punti di vista tanto nel plot che nei personaggi.
Usando come motore narrativo l’evento al centro della trama (l’accusa di molestie mossa da una studentessa nei confronti di un professore), After the Hunt si snoda come una sorta di dramma moderno che tra le pieghe nasconde una critica al mondo contemporaneo e alle sue storture. Guadagnino non teme di affastellare molti spunti rendendo After the Hunt capace di parlarci di certe tipiche derive dei nostri tempi.
After the Hunt è a tutti gli effetti un film sulla cultura del sospetto e, di pari passo, un’opera che propone una riflessione sulla parola femminile nella società odierna (basta l’accusa di una donna per rovinare la vita ad un uomo senza che ci sia una prova reale?), e in questa importante cornice importante si muovono i personaggi. La Maggie interpretata da Ayo Edebiri e il professor Gibson di Garfield sono infatti i due contraltari del film, dando corposità alla vicenda con le loro versioni dissonanti, anche se il vero focus del film è rappresentato da Alma Olsson (una straordinaria Julia Roberts).
L’attrice Premio Oscar lavora con finezza e ci offre un’ampia gamma di emozioni senza mai perdere di credibilità, rappresentando il dilemma morale di una donna che si trova intrappolata tra i fuochi di due diverse verità. In questo triangolo etico che intreccia la vita dei protagonisti, l’elemento di “disturbo” e a suo modo più ambiguo risulta essere il personaggio messo in scena da un sempre puntuale Stuhlbarg: marito solo fintamente impassibile a ciò che lo circonda, in realtà terrorizzato di perdere lo status quo.
La cosa più interessante però che Guadagnino fa con il suo nuovo film è il lavoro sul linguaggio visivo, che forse dice di più rispetto ad una sceneggiatura che dà la sensazione di non voler chiudere e di mantenere una voluta incompiutezza. After the Hunt è un film di campi e controcampi, di primi piani e di sfocature, di riflessi e di distanze tra i personaggi. Esseri umani che non si parlano mai davvero pur dentro un film assai dialogato e che mascherano le loro ipocrisie mediante una continua messa in scena.
Così la studentessa accusatrice non è come sembra, il professore che passa da vittima forse non lo è, la
prestigiosa professoressa e il mite compagno non sono come dicono di essere. After the Hunt non dà
nessuna soluzione all’enigma morale e sostanzialmente nemmeno giudica, in un film dove nascondere sé
stessi e la verità sembra la mossa migliore per uscire vincitori.
