È la complessità. Sono le zone grigie morali ad essere interessanti, no? I film prodotti negli ultimi mesi da Hollywood sembrano riflettere sull’impossibilità dell’uomo di dominare un mondo caotico a partire dalle sue scelte. Da un lato Oppenheimer, in cui un workaholic non riesce a rendersi conto delle conseguenze delle proprie scoperte, dall’altro The Killer, in cui un nuovo Patrick Bateman pian...[Read More]
L’ennesimo capolavoro di Scorsese. Martin Scorsese, su un sito di cinema come questo, non necessita certo di presentazioni. Si tratta però del caso raro di un autore venuto dopo la tradizione del cinema classico che, pur essendone un prosecutore, non vi rientra. Tutti i parallelismi che si possono o vogliono fare con un qualsiasi Howard Hawks o Samuel Fuller, vengono a cadere se si guarda l’...[Read More]
Il fenomeno Barbie. L’altro film che ha avuto negli ultimi mesi un successo di pubblico paragonabile a Barbie è Super Mario Bros. Entrambi sono due prodotti fondamentali all’interno dell’infanzia di chi ha almeno 20 anni. Sul film animato, l’analisi del suo successo si può esaurire qui, per Barbie andrebbero messe in campo competenze da sociologo che i critici over 50 non hanno (per dire, il bomba...[Read More]
Il fallimento di un autore. Come si sono evoluti gli autori affermatisi col genere horror il decennio scorso? Alcuni hanno continuato l’esplorazione delle proprie tematiche, solo con budget più alti (Jordan Peele, Robert Eggers), altri, tolta l’impalcatura del genere in senso stretto, hanno sfruttato la possibilità di una produzione costosa per battere nuove strade (David Robert Mitchell con Under...[Read More]
Davanti a un film con una sceneggiatura e un’interpretazione da parte della protagonista che sembrano generate da un AI, il critico non sa da che parte stare. Faceva ben sperare, visto che il tema dell’identità qui aveva premesse interessanti, ma il film si risolve in un pallido McGuffin per proporci la solita psicologia da salotto della ragazza con sindrome abbandonica: in special mod...[Read More]
Una commedia radicata nell’attualità. Stroncato senza pietà da Positif, questo film è invece nella Top 10 dell’anno per i Cahiers: il vero scandalo non è il titolo italiano (scandaloso al massimo per il termine democristiano passeggiatrice al posto di prostituta, salvo poi ritrovarsi ad assistere a un cunnilingus a 8 minuti dall’inizio), ma che, della lista dei Cahiers, chissà qu...[Read More]
Il noir milanese con Pierfrancesco Favino. La città di Milano è forse la vera protagonista di L’ultima notte di Amore, un noir perlopiù notturno, nonostante gli attori siano tutti eccellenti. I titoli di testa compaiono su droni che inquadrano delle autostrade, chiara metafora non solo di urbanità, ma anche della strada da seguire, nel senso di scelta che devia a ogni tappa di un percorso, p...[Read More]
Mario Martone è probabilmente il regista contemporaneo più indicato per un tributo a Massimo Troisi, essendo interessato, come dimostrano i suoi ultimi film di finzione, a rileggere episodi del passato di Napoli per renderli noti al pubblico. La provenienza geografica e la vicinanza anagrafica costituiscono solo un punto di partenza, per come intreccia un’analisi critica da video-saggio e l’abband...[Read More]
Il parossismo del cinema di Park Chan-wook. L’undicesimo film da regista di Park Chan-wook sembra essere stato ben accolto un po’ ovunque. Dopo la deludente parentesi statunitense (Stoker), il suo nome è sinonimo di incassi sicuri in patria e consenso critico al di fuori. Da noi la sua notorietà è legata principalmente a Oldboy, il cult orientale per antonomasia del ventunesimo secolo, e si ...[Read More]
Come in una fiaba. A giudicare dai giudizi in rete, chi aveva amato Martin Eden è rimasto deluso dal secondo lungometraggio di finzione di Pietro Marcello. L’attore di richiamo (lì Luca Marinelli, qui Louis Garrel) compare dopo troppo tempo e rimane per poco, lì tutto era spiegato qui alluso, mentre la fiaba ha preso il posto dell’agit-prop, raffreddando l’immedesimazione dello s...[Read More]
Un nuovo adattamento da Simenon. La Nouvelle Vague non ha mai amato Simenon. Se si eccettua Chabrol, solo due dei suoi padri spirituali si sono confrontati con un suo romanzo, Renoir e Melville, e per Godard solo grazie all’adattamento del primo lo scrittore belga assumeva una statura pari a quella di Balzac. Per il resto è stato abbondantemente corteggiato dal cinéma de papa (da Decoin a Delannoy...[Read More]
In memoria di Godard. Ho iniziato ad amare il cinema dopo aver visto Il maschio e la femmina (1966), perché lo aveva elogiato Lee Ranaldo dei Sonic Youth. La scoperta che l’intreccio non contava nulla e il vero motivo di interesse erano le riflessioni e i pensieri dei personaggi sull’attualità, la politica e le ragazze, girando con un’urgenza e una pochezza di mezzi rara nei film che ci passa il c...[Read More]