I vagabondi dell’esistenza di un’America di provincia.
Ryan (Ben Barnes) è un cantante folk senza dimora che gira l’America sfruttando i passaggi dei treni merci. Accompagnato solo dal suo zaino e dal suo banjo, Ryan incrocerà sulla sua strada Jackie (Katherine Heigl) un’ex cantante country che sta lottando per la custodia della figlia.
Dopo il sorprendente Texas Killing Fields, la regista Ami Canaan Mann torna a raccontare con occhio dolce e intimo un’America contemporanea fatta di piccole città e piccoli luoghi, in cui il paesaggio naturale è quasi luogo dell’anima. Se il Texas dell’opera precedente plasmava ambienti e personaggi in una luce tetra e macabra, lo Utah di Jackie & Ryan è invece l’America di periferia fatta di esseri umani che “banalmente” vivono, cresciuti lì oppure scappati da altri luoghi per rifugiarsi lontano da una vita passata. E la regista, con invidiabile delicatezza di sguardo, riesce a dipingere questo contesto sociale evitando lo stereotipo e rendendo credibili i personaggi che lo abitano, mai riconducibili a nessun cliché che non siano le loro psicologie.
E’ in questo microcosmo che Ami Mann fa muovere i suoi due protagonisti: Ryan (un misurato Ben Barnes), cantante folk che sogna di diventare professionista e vorrebbe cantare suoi pezzi, ma non ha la forza di esprimersi, e Jackie (un’altrettanto brava Katherine Heigl), anche lei legata alla musica e ora in lotta con l’ex marito per la custodia della piccola Lia. Due individui persi e con problemi, ma non disperati, e con la passione condivisa delle note suonate, di testi che vengono dal profondo del cuore. Ami Mann mostra tutto questo aggirando qualunque tipo di retorica, puntando su un tocco tenero e su un’immedesimazione progressiva coi personaggi.
É un film semplice Jackie & Ryan, una leggera e poetica storia d’amore in divenire con sottofondo folk. Un rapporto, quello tra Jackie e Ryan, che si prende il suo tempo per crescere, senza scene madri ma con un intimismo di messa in scena che non sfiora mai il melenso, ma racconta un amore soffice, non caricato dal melodramma o improbabile nelle sue dinamiche, che la regista rende narrativamente vero perché lieve nel suo proporsi.
Così la Mann segue con tenerezza i suoi vagabondi dell’esistenza, in un’America dove forse l’unico collegamento con il precedente Texas Killing Fields è che mancano le guide e mancano i padri, e ognuno ha bisogno di fare un viaggio interiore per (ri)trovare le proprie radici e i propri percorsi di vita. Jackie e Ryan troveranno qualcuno con cui condividere le battaglie, Ryan nella stabilità di quella musica amata e bellissima e Jackie nella volontà di cambiare rotta.
Alla fine Jackie & Ryan pare quasi un film geometrico: due linee che viaggiano parallele, ma non si toccano finché non sentono la necessità di farlo. E Ami Mann ce lo racconta nel miglior modo possibile.

