Il Superman di James Gunn.
Superman/Clark Kent (David Corensweet) è un metaumano dagli straordinari poteri originario dell’ormai estinto pianeta Krypton. La sua missione è proteggere la Terra da ogni pericolo e mantenere giustizia e pace sul pianeta, fino a quando il malvagio miliardario e criminale Lex Luthor (Nicholas Hoult) non ordisce un piano per distruggere per sempre l’Uomo d’Acciaio.
A distanza di 8 anni dall’ultima apparizione in Justice League con il volto di Henry Cavill, l’iconico supereroe dei fumetti della DC Comics creato da Jerry Siegel e Joe Shuster torna sul grande schermo nel settimo film dedicatogli in una storia cinematografica che comprende la prima tetralogia filmica iniziata nel 1978 con il celeberrimo Superman di Richard Donner avente come protagonista l’indimenticato Christopher Reeve e proseguita poi con due non troppo riusciti tentativi di rilanciare il personaggio in epoca più recente, con la versione del 2006 diretta da Bryan Singer, Superman Returns, e con il divisivo Man of Steel – L’Uomo d’Acciaio (2013) di Zack Snyder.
Con questo nuovo reset di Superman, i DC Studios hanno scelto di partire da uno dei loro personaggi di punta per quello che è già stato definito come il primo film del Capitolo Uno: Dei e Mostri del nuovo macrocosmo filmico, il cosiddetto DC Universe. A dirigere il terzo ed ambizioso remake di Superman è James Gunn il quale, dopo aver conquistato il successo in casa Marvel dietro la macchina da presa per la trilogia dei Guardiani della Galassia, ha scelto di intraprendere l’avventura nel mondo cinematografico DC con cui si era già cimentato nel 2021 all’epoca del secondo film dedicato alla Suicide Squad (The Suicide Squad – Missione Suicida) e di cui nel 2022 ha assunto il ruolo di nuovo direttore creativo.
Non si tratta della classica storia delle origini di Superman, Gunn prova infatti ad operare uno strappo rispetto alle ultime rappresentazioni al cinema del personaggio. Il nuovo Superman è lontanissimo dalle atmosfere più cupe che aveva voluto Snyder e, pur con le dovute proporzioni, sembra avvicinarsi più al capostipite firmato da Donner nonostante le ovvie diversità di opere così lontane tra loro nel tempo.
Superman è una chiara operazione di aggiornamento del personaggio all’epoca contemporanea che cerca però di mantenere lo spirito originario, quello che ha reso il kriptoniano una delle figure più amate sia nei fumetti che al cinema. L’uomo d’acciaio interpretato dal giovane David Corensweet è sostanzialmente una figura positiva, ispiratrice e teneramente ingenua. E in questo senso ricorda in parte ciò che fu il lascito di Christopher Reeve come primo Superman, anche se è, appunto, più moderno e non infallibile e può anche dipendere dall’aiuto degli altri.
Questa la forma con la quale James Gunn ha scelto di proporre il suo Superman, all’interno di un action sci/fi visivamente affascinante e dall’immaginario high-tech che data la dimensione del progetto e del budget non rinuncia ovviamente alla spettacolarità. Gunn (anche sceneggiatore del film) conferma il tono scanzonato e irriverente che lo aveva consacrato con Guardiani della Galassia e che è diventato il suo marchio di fabbrica, confezionando tutto con una regia fluida, dinamica, con alcune belle trovate visive (la prigione multidimensionale di Luthor o il caos dell’atto finale).
Pur con l’inserimento di novità (il cagnolino aiutante Krypto o gli assistenti robot ad esempio), non è difficile concludere che Gunn abbia, almeno nelle intenzioni, rinnovato il mood Superman per la contemporaneità in un film che, come si diceva inizialmente, dovrà fungere da apripista a qualcosa di più importante. Lois Lane (interpretata da Rachel Brosnahan) è una figura femminile del presente, una donna coraggiosa e determinata e non solo l’interesse amoroso del protagonista e in un certo senso anche il villain Lex Luthor, è un genio criminale dell’epoca attuale per mezzi e idee, per quanto poi soffra di un plot personale che parte bene,ma si banalizza un po’ nello stereotipo.
In ogni caso non è un film che cambi le carte in tavola nel mondo del cinecomic o che dica qualcosa da una prospettiva troppo originale, nonostante il plot faccia un tentativo di dipingere Superman anche come una figura politica, responsabile delle sue azioni nel mondo e non sopra la legge in quanto essere speciale e sovrannaturale. E sia tratteggiato anche il discorso su quanto il pensiero comune sia influenzabile, al confine tra un paladino che può presto diventare lo sconosciuto da cui stare lontani. Alla fine Superman 2025 decide di rifugiarsi in cose più sicure nella definizione di un eroe, che non è tale per stato d’essere ma per ciò che può dimostrare.

