
Il nuovo film di Mike Flanagan tratto da Stephen King.
Degli inaspettati disastri naturali stanno sconvolgendo il mondo senza un’apparente spiegazione. Tutto però sembra girare attorno a Charlie “Chuck” Krantz (Tom Hiddleston), un misterioso contabile la cui immagine continua a comparire ovunque tra banner e pubblicità in TV. Un uomo che nessuno ha mai visto e di cui nessuno conosce il passato.
Presentato in anteprima mondiale al Toronto Film Festival del 2024 e in questi giorni nelle sale italiane, The Life of Chuck vede il ritorno dietro la macchina da presa del regista americano Mike Flanagan, a sei anni di distanza da Doctor Sleep, il seguito del cult Shining. Tratto dal racconto omonimo La vita di Chuck contenuto nella raccolta di racconti Se scorre il sangue scritta da Stephen King, il film vede nel cast Tom Hiddleston nel ruolo del protagonista, affiancato da Karen Gillan, Chiwetel Eijofor e Mark Hamill tra gli interpreti principali.
Nei suoi precedenti lavori Flanagan ha saputo costruirsi una bella fama all’interno del genere horror cercando uno stile personale in un genere che da sempre offre spazio alla creatività e all’inventiva. L’opera seconda Oculus – Il riflesso del male (2013) fu una rivelazione che impose il nome dell’autore americano agli appassionati e non solo: una notorietà che negli anni successivi, con risultati alterni ma comunque affascinanti (come Hush – Il terrore del silenzio, Somnia, Ouija – Le origini del male e Il gioco di Gerald), Flanagan ha saputo confermare e meritare.
The Life of Chuck è qualcosa di completamente differente da quanto fatto finora all’interno del cinema di Flanagan il quale, oltre a firmare la regia, si è anche occupato della sceneggiatura lavorando, come detto, su un racconto di King. The Life of Chuck è infatti un film molto particolare, strutturato in tre atti narrativi distinti che raccontano la storia in forma cronologicamente inversa. Si inizia dalla fine, si prosegue con l’atto centrale e si finisce con l’inizio, con i tre segmenti a rappresentare fasi diverse dell’esistenza del protagonista.
E se magari è sbagliato dividere e considerare un film a compartimenti, non è un torto farlo con The Life of Chuck che delle sue parti diverse fa sicuramente un aspetto di disorientamento positivo per chi guarda. Il film si muove inizialmente come una fiaba misteriosa e ambigua che verte attorno ad una non precisata fine del mondo e insiste sulla critica nemmeno troppo velata al comportamento umano verso il pianeta con annesso messaggio ambientalista, per quanto poi nel film prevalga il mood sovrannaturale che avvolge la prima parte. L’atmosfera è straniante e riporta alla luce il realismo magico kinghiano, in un mix di situazioni dark, commedia e tratti horror.
In una sorta di viaggio calmo ma affascinante, The Life of Chuck cambia tono e colore nei successivi due atti, pur mantenendo il suo vestito di racconto fantastico e sospeso. La cupezza lascia spazio alla gioia e ad un’opera che parla di apprezzare le piccole cose, ma ancor di più del fondamentale dono di saper trasferire la spensieratezza agli altri, anche se per pochi istanti. E la regia e la scrittura semplice ma coinvolgente di Flanagan accendono la luce sul protagonista. Chi è Chuck? Un uomo comune o qualcosa di più? Come è legato alla possibilità della fine? Allo spettatore spetta offrire la propria risposta in un film che va catturato in ogni suo cambio di direzione, che gioca tra il tenero e il tenebroso. The Life of Chuck ha forse qualche difetto e ingenuità e l’impressione è che alla sceneggiatura di Flanagan manchi quel dettaglio per far quadrare tutto, ma questo non ne rovina il fascino. Per un’opera che alla fine vive nel costante equilibrio e sospensione tra la presenza della tragedia e della morte (totale, personale e anche consapevole) e attimi improvvisi di grande felicità. Un film che viaggia nel tempo, dove tutto risulta collegato dentro una sorta di disegno comune e più alto, che lascia una sensazione strana ma gradevole di racconto leggero, malinconico e con le sue complessità.
