Un Ozon tira l’altro: una piccola comédie humaine.
Film dopo film, François Ozon sta mettendo insieme un corpus autoriale considerevole. La cadenza “alleniana” di un film all’anno è più o meno rispettata (con qualche buco) e c’è da ritenere che il regista francese, classe 1967, andrà avanti per un bel po’ al medesimo ritmo, budget e produzioni permettendo. Una filmografia che non manca di una certa coerenza, tematica e non solo, tra l’altro.
Con Una Nuova Amica, il cineasta parigino si avventura nell’ennesima storia che prende l’espressione della sessualità come parametro dell’emancipazione dell’individuo. Lo fa con l’abilità che gli è consueta, riuscendo ad agganciare ad un plot centrato sul travestitismo di David e sulla sua progressiva presa di coscienza della necessità di esprimersi pienamente e “sfacciatamente”, una serie di piste che conducono altrove: ossia a Claire, alle sue pulsioni irrisolte e al suo rapporto di intima amicizia con la defunta moglie di David/Virginia. Tanto che a un certo punto non è più chiaro quale sia la vera posta in palio, se cioè Ozon parteggi per la libertà di David di mostrarsi al mondo come Virginia (ossia occultando la sua natura maschile, in un inversione alquanto curiosa) o se gli prema di più stabilire quali frementi e incomprese passioni si agitino nell’animo della ragazza, ossessionata al limite del lesbismo dalla personalità dell’amica Laura prematuramente scomparsa (ma la sceneggiatura, manco a dirlo, non chiarisce mai la natura esatta del loro rapporto, suggerendo anzi maliziosamente il tratto necrofilo delle relazioni in campo fin dalla prima e ammaliante sequenza, anche questa costruita sull’opposizione, con la morta in abito da sposa).
Si ha l’impressione che Ozon non sia interessato a spiegare fino in fondo la sua idea: forse perché nel suo cinema ogni problema rimanda, più che a una risposta, a ulteriori questioni, in una ragnatela di allusioni, illusioni e ironie che rendono il gioco sempre più accattivante e ambiguo, vista la sottrazione di informazioni che lo spettatore del film sperimenta fin dal principio. Quella che precede potrebbe benissimo essere una dichiarazione di poetica di Ozon stesso, cosa che del resto la scena finale davanti alla scuola sarebbe tranquillamente in grado di supportare (di chi è il figlio che Claire, con un vistoso pancione, darà alla luce? E quella che si allontana felice è da guardare come una nuova famiglia in qualche modo “tradizionale”?). Ma ammesso che sia in questa direzione che Ozon è incamminato, rimane la sensazione che la maniera rischi poco per volta di prendergli la mano, rendendo i suoi film congegni di spudorata bravura, ma alla resa dei conti un po’ innocui, malgrado tutto, proprio per la loro scaltrezza. Niente di male finché il gioco regge bene come in Una Nuova Amica: e in fondo è difficile negare che anche lo Chabrol degli ultimi anni stesse scrivendo opera dopo opera una comédie humaine che, fatte le proporzioni, aveva qualcosa in comune con la sua.

